![]() L'incontro in Comune di "Puliamo Viterbo" |
![]() Bruno Pagnanelli |
Riceviamo e pubblichiamo – Al mercato, mia moglie mi vuole portare al mercato!
Ma guarda tu… ma come, stamani, proprio stamani che devo andare in consiglio comunale per il casino che ho combinato con quella lettera su Tusciaweb e lei mi vuole portare al mercato.
Non ho nemmeno voglia di mettermi a questionare. Tanto perderei come sempre di fronte alla sua dialettica. Mah, certo che le donne sono incredibili.
Uffa quando arrivano le 10,30? Sono nervoso… e se non c’è nessuno? E se è tutto uno scherzo? E se mi si intriga la lingua mentre provo a dire la mia idea?
Scendo da via Ascenzi per andare, ahimè, al mercato. Come un canuccio da compagnia mia moglie mi fa improbabili domande su oggetti che nella mia vita non userò mai e del quale disconosco totalmente l’utilizzo. Lei comprende il mio stato di trance e completa il suo shopping compulsivo.
Noto solo le nuvole di panna su un cielo azzurro che si stacca magnificamente sul colore dei tufi delle case.
Viterbo stamani è più bella del solito. Si sente odore di soffritto nei vicoli e di sugo bollito troppe ore.
Salgo, con il mio solito anticipo nelle sale del consiglio comunale, apostrofato da una signora che somiglia a miss Marple che mi dice: “Nd’annate?” e che non sente nemmeno la risposta perché riceve nel mentre una telefonata e di conseguenza ci delizia di tutti i suoi problemi a voce altissima e in un viterbese arcaico. Che meraviglia!
Arrivo in tempo per vedere con calma la mostra “Gioventù ribelle” e per rendermi conto di quanto sono ignorante su determinati argomenti. Leggo con interesse i cartelloni informativi, ho tutto il tempo grazie al mio nevrotico anticipo.
Finisco di leggere il tutto e nelle sale del comune non c’è ancora nessuno. Vedo dalla finestra il sindaco e gli assessori di sotto che prendono il caffè. Sono in anticipo. Iniziano ad arrivare altre persone. Un giornalista, un vecchio collega che mi conforta, due ragazzi. Arriva anche Marcosano. Un bel sorriso e mi chiama per nome. Mi sento rinfrancato.
Mi dice che a breve arriverà il sindaco e l’assessore Arena. Loro sono qui per ciò che ho scritto. Da borghese piccolo piccolo, da malato di mediocrità. Da persona comune. Da cittadino. Da semplice cittadino.
Fa caldo o forse sono solo troppo emozionato.
Per una volta queste volte dipinte e affrescate, i lampadari imponenti e la storia fatta di stucchi e di decorazioni, saranno testimoni di un evento particolare, di un esempio di democrazia, che nulla ha a che fare con il bipolarismo, la proporzionale, la destra e la sinistra, le ideologie, i conservatori o i repubblicani, le deleghe… insomma con tutte quelle parole che servono alla politica per non far capire alla gente comune le cose che gli interessano.
Oggi sono qui, siamo qui, per le parole che ho scritto, per quell’idea cresciuta in un substrato di rabbia e di vergogna e per la possibilità che un quotidiano online mi ha dato, pubblicandola, Tusciaweb.
Iniziamo a parlare. Un signore anziano riporta un problema di altra natura lungo la sua via, cerchiamo di riportare il discorso sull’idea. Dobbiamo “quagliare”.
Ho l’impressione che qualcuno faccia il tifo affinché tutto sfoci nella classica litigata dove tutti parlano e nessuno capisce. Come nella riunione di condominio di fantozziana memoria. Non accade. Qualcuno prova a far cadere la curva dell’attenzione in un fiume di parole. Nessuno litiga né parla sulle parole di altri. L’idea è diretta: quando e come.
Il sindaco ci consiglia. Marcosano aggrega le idee e Arena supporta e condivide. Tutto finisce. Abbiamo un nuovo appuntamento. Abbiamo le idee chiare. Vogliamo una prova. Un esempio per tutti. Con il primo cittadino in testa.
Alla faccia dell’inciviltà.
Oggi abbiamo dimostrato che si può essere civili anche nell’eloquio. Il senso civico non acquista al supermarket o con la spocchia di quelli che oggi vogliono solo farsi notare. Il senso civico è costruito sul background, sui genitori che ci hanno urlato, raccontato e descritto la differenza fra il bene e il male, fra il giusto e lo sbagliato. Il senso civico è quello di un ragazzo di 16 anni, vestito come milioni di suoi simili, che mi si presenta davanti per dirmi soltanto che lui c’è.
Torno a piedi a prendere la macchina. Le scuole sono finite. I ragazzi a piazza Vittorio Veneto si fanno gavettoni e si rincorrono. Uno getta una bottiglia di plastica vuota fra gli alberi, con un gesto di disprezzo. Non possono vincere loro. Non possono.
Viterbo non si merita questo.
Un paese civile non può essere prigioniero di un manipolo di sporcaccioni. A prescindere dalle colpe di una organizzazione statale, provinciale, comunale… Oggi non ce ne frega nulla. Dobbiamo dare l’esempio. Quello dobbiamo fare. Tenendo una busta di plastica fra le mani.
Sperando che questi cittadini diversamente abili nel raccogliere il loro pattume e esageratamente abili nello spargerlo possano capire che noi siamo meglio di loro. E forse già da sabato 2 luglio, dalla chiesa di Santa Barbara, qualcosa cambierà.
A partire da un borghese piccolo piccolo.
Bruno Pagnanelli

