– Assolto dall’accusa di violenza sessuale perché il fatto non sussiste.
Lo hanno deciso i giudici del tribunale di Viterbo (collegio presieduto da Italo Ernesto Centaro, a latere Franca Marinelli e Salvatore Fanti) che, questa mattina, hanno emesso la sentenza per un uomo di Nepi, sul quale pesava l’accusa di violenza sessuale sulla convivente.
I fatti risalgono a cinque anni fa. La coppia viveva a Nepi. Lui, 57 anni, era titolare di un bar a Tor Bella Monaca. Lei, 44enne, disoccupata.
A denunciare il fatto, il 5 marzo 2006, era stata la donna. Assistita dall’avvocato Claudia Caporossi, aveva raccontato di essere stata aggredita dal compagno nella notte tra il 3 e il 4 marzo 2006, dopo essere rincasata.
“Prima mi ha dato un pugno – è scritto nella querela della donna -, poi mi ha scaraventata sul letto, mi ha strappato i vestiti e mi ha costretta a fare sesso”.
Ma i conti non tornano: la prima versione dei fatti non coincide con la deposizione della sedicente vittima, sentita in aula poche settimane fa.
“In quell’occasione – hanno fatto notare gli avvocati difensori Mirko Bandiera e Danilo Scalabrelli – la signora disse che era stata lei stessa a spogliarsi”.
Non solo. Fu sempre la donna a raccontare, in un primo momento, di essersi recata all’ospedale di Civita Castellana, il giorno successivo alla violenza. Ma, non avendo trovato una ginecologa, non si era fatta visitare. “Invece la ginecologa c’era – ha ribattuto l’avvocato Bandiera -. E rimase di turno per tutta la giornata, come risulta dalle indagini della difesa”.
Incongruenze che hanno spinto lo stesso pm Renzo Petroselli a chiedere l’assoluzione, “considerando anche il fatto che la vittima, appena un paio di mesi dopo, era decisa a ritirare la denuncia”. L’avvocato di parte civile Caporossi ha chiesto, invece, la condanna dell’uomo e una provvisionale di 50mila euro. Richiesta che, alla fine, il collegio dei giudici ha rigettato.



