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“Sono pronto a tornare in tv”

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Renzo Arbore

Renzo Arbore

Il maestro Arbore

Il maestro Arbore

Il concerto Arbore
Il concertoBarbara Bonaiuto
Il pubblico al concerto

Il pubblico al concerto

Il concerto

Serena Autieri tra il pubblico

Serena Autieri tra il pubblico

Il concerto

Il concerto

Un momento dell'esibizione

Un momento dell'esibizione

Domenico Merlani, Renzo Arbore e Antonio Delli Iaconi

Domenico Merlani, Renzo Arbore e Antonio Delli Iaconi

– Il clarinetto è il suo strumento.
La erre moscia il suo marchio.
La musica napoletana la sua carta vincente.

Detto questo non servirebbe aggiungere di più, perché Renzo Arbore non ha bisogno di altre presentazioni. Il maestro, protagonista della storia della musica e della televisione italiana, si è esibito ieri a Ferento con l’Orchestra Italiana (galleryvideo intervistavideo concerto – intervista ad Arbore) davanti a oltre mille persone.
74 anni vissuti alla grande, in giro per il mondo e costellati da successi, incontri e qualche rimpianto.

Per un artista di grande esperienza come lei, quali sono le emozioni dominanti prima del concerto?
“Le emozioni sono dovute al contesto in cui agisci – afferma Arbore -. Venire a Ferento e vedere questo teatro bellissimo, studiato da qualcuno che ne sapeva più di noi, o guardare in faccia gli spettatori: tutto questo è già un’emozione. Osservando il luogo ti rendi conto di cosa potrai fare durante l’esibizione: se rivolgerti al pubblico, parlargli e intrattenerlo, o conquistarlo direttamente con la musica, cantando con maggiore o minore sentimento… Dipende… Si vede subito se la gente ti capisce, e io ho la sensazione che qui ci capiranno”.

Come nasce l’idea dell’Orchestra italiana?
“Nasce perché le canzoni sembravano dimenticate. Gli stessi napoletani pensavano fossero canzoni del passato. E siccome sono un esperto di musica, mi sono chiesto perché nessuno si fosse accorto che questi brani, invece, erano destinati a sopravvivere, perché da considerarsi capolavori assoluti, come la musica di Chopin, Beethoven o il melodramma italiano. Con gli amici napoletani, dunque, abbiamo deciso di fare un’orchestra che, partendo dalla musica della tradizione poi si modernizzasse con ritmi più attuali, ma sempre in linea con le armonie e melodie del passato, che sono bellissime proprio perché così”.

Secondo lei in cosa consiste la potenza della musica napoletana?
“Sono le canzoni più melodiose che esistano, esaltate e celebrate dal suono del mandolino – afferma con una punta di orgoglio -. Le melodie napoletane d’autore sono le più belle del mondo, degne delle grandi romanze e delle grandi arie d’opera. Con noi può competere qualche aria messicana, ma insomma, da questo punto di vista non abbiamo rivali”.

In questi giorni su Rai Due con Indietro tutta! sono riproposti i suoi sketch televisivi. Manca da un po’ dalla tv, se dovessero proporle di ritornare cosa risponderebbe?
“Armiamoci e partiamo e non armiamoci e parti come cercano di farmi fare – dice ironico -. La tv mi affascina, la seguo e custodisco le idee che la riguardano nel mio carniere, senza svelarle. Nemmeno a voi – ride –. Per adesso non se ne parla, voglio fare l’artista e faccio musica proprio perché mi consente di farlo”.

E per quanto riguarda una futura collaborazione con Gianni Boncompagni?
“Beh – afferma – con Gianni collaboriamo nella vita e non è detto che non si possa fare qualcosa in tv. Ogni tanto ci divertiamo ad andare in qualche trasmissione. Ultimamente siamo stati molto apprezzati da Fabio Fazio. Stiamo studiano delle cosette, ma per noi. Alla nostra età non vogliamo più avere la schiavitù dell’Auditel… Mamma mia che inferno!”, esclama con voce piena.

Ha fatto la storia della radio e della tv, lasciando il segno con numerose canzoni. I giovani, ancora oggi, le conoscono e le apprezzano. Situazione diversa, invece, per quelle moderne che sembrano più che altro dei fenomeni passeggeri. Come se lo spiega?
“Mah ci sono canzoni e canzoni… Nel senso che esistono pezzi che nascono per durare poco tempo e poi, ogni tanto, nasce quello che resta in eterno. Solo ultimamente si inizia a capire che queste canzoni devono essere scritte con più frequenza. Sono un contemporaneo di Battisti, De Gregori, Gaber e De André. Lì per lì, li avevamo sottovalutati, credendo fossero delle mode passeggere e, invece adesso ci ritroviamo a studiare tra i banchi di scuola un De André, perché è un poeta straordinario. Anche oggi, ci sono dei nuovi talenti che scrivono canzoni destinate a sopravvivere. Ma non dico i nomi. Non li dico, perché me li dovrei ricordare tutti – poi, dopo una pausa, si lascia sfuggire un nome –; di solito però cito Cristicchi, perché è uno di quelli della nuova generazione che a me piace. Sa riscoprire e rivivere la tradizione, rispettandola”.

E’ un suonatore di clarinetto jazz. Quanto conta per lei l’improvvisazione e la creatività?
“L’improvvisazione è la formula che ho adottato, facendo la radio e poi ho seguito il metodo anche in televisione. Ogni cosa che vedete è assolutamente improvvisata. Io e Frassica per esempio – racconta, ricordando alcuni episodi – non ci facevamo nemmeno una telefonata prima del programma. Ci vedevamo direttamente in onda e lì iniziava un ping pong di stupidaggini. Istintivo e spontaneo, ma affascinante proprio per questo. Con Nino, che è il più bravo a improvvisare, lo abbiamo fatto per 65 puntate. E’ una formula che ho imparato suonando il jazz, che mi ha regalato il gusto dell’improvvisazione e che ho poi riutilizzato nei miei programmi”.

In questa creatività ci sono anche le sue collezioni…
“Colleziono oggetti di desing originali, perché amo i prodotti della fantasia. Può essere di tutto… un cappello, una borsetta, un paio di occhiali di plastica, rubato a Elton John… che poi ho davvero – dice, continuando la lista con naturalezza -, oppure l’uovo per cucire le calze che si illumina da dentro per individuare il punto in cui fare il “rinnaccio” – dice, ridendo per poi tradurre –, cioè il rammendo. Con la plastica oggi si fa tutto: dai gadget alle cose più preziose. Io, per esempio, faccio mobili in plastica che sono disegnati dai due grandi architetti Cappellini e Licheri”.

Una vita intensa: viaggi, concerti nel mondo, un’esibizione al Radio city music hall di New York… Qualche rimpianto?
“Beh sì – ammette, abbandonando per un attimo quel sorriso che lo ha accompagnato nel corso di tutta l’intervista -. La mia vita privata è un po’ troppo contornata da amici, musicisti e strumenti. Qualche volta c’è il rimpianto per una bella famiglia con sette bambini, però non si può avere tutto dalla vita – dice -. I miei bambini sono i musicisti e poi ci sono le mie passioni, che coltivo ancora oggi… perché guai a sentirsi arrivati – avverte –. Io devo sempre pensare a una cosa da fare in futuro o un’altra “malefatta” e… già la sto pensando”.

Cosa c’è nel futuro di Renzo Arbore?
“La “malefatta” che non ti posso dire – ride furbamente -. Alla mia età le cose si fanno o per passione o per divertimento, non certo per i soldi. Per essere chiari. Quando hai di che vivere e il necessario per pagarti le medicine, dato che il tempo passa per tutti… per il resto basta fare cose per divertirsi, anche malinconiche, però devono essere appassionanti. E io quello continuerò a fare…”.


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