– Dovrebbe essere una sala d’attesa, ma somiglia molto a una scatola per sardine.
Solo che a stare stipati uno accanto all’altro in spazi limitati e spesso in piedi, sono persone. E nemmeno in perfetta salute. Se a questo si aggiunge che l’improvvisata sala d’attesa si trova nei locali della Asl, il quadro è completo.
Un quadro deprimente che si ripropone puntuale ogni mese quando invalidi, ciechi e anziani che percepiscono la pensione d’accompagnamento sono chiamati per la verifica legale.
Trenta, ma anche quaranta persone convocate tutte insieme alla stessa ora. Alle otto del mattino. Ma il numero è ben più alto perché molti di loro hanno bisogno di qualcuno che li accompagni.
Tutti al primo piano della cittadella della salute, nella parte dove ci sono gli ambulatori e dove quindi gli spazi sono già limitati normalmente. Figurarsi con persone che non possono camminare e quindi, su sedie a rotelle o deambulatori, costrette ad aspettare per ore, sperando che qualche anima pia porti loro una sedia.
La scena si è ripetuta ieri mattina, c’è chi si è lamentato, ma inutilmente.
C’è gente sottoposta a visita che sta male. Niente da fare. Eppure ci vorrebbe poco per creare minori disagi.
Alla commissione che li deve esaminare basterebbe convocarli in orari scaglionati. Forse i tempi si allungherebbero un po’ per chi esamina, ma non dovrebbe essere un grosso problema.
Altrimenti, trovare locali adeguati. Un problema che si trascina da tempo e che Inps e Asl si rimpallano.
Probabilmente, fare sala d’attesa a persone in difficoltà e in condizioni più che discutibili, fa già parte della verifica. Se la superi, passi alla fase successiva. L’indennità d’accompagno va sudata.
