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“Berlusconi ci mancherà…”

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Marco Travaglio a Caffeina

Marco Travaglio a Caffeina

Marco Travaglio a Caffeina
Marco Travaglio a Caffeina

Marco Travaglio e Filippo Rossi

Marco Travaglio e Filippo Rossi

Il pubblico

Il pubblico

– Il primo pensiero è per lui: Indro Montanelli.

E’ nel ricordo del suo maestro che Marco Travaglio ha aperto l’intervento di ieri sera a Caffeina. “Indro ci manchi”, scriveva il vicedirettore del Fatto quotidiano a novembre. Un editoriale che, ieri, l’attore Paolo Manganiello ha letto per intero, subito dopo l’arrivo di Travaglio al Parco del Paradosso (gallery1gallery2 -* video – Intervista * video – mausoleo). “Penso a lui – scrive il giornalista – quando leggo Il Giornale da lui fondato e faccio il confronto con quel che è diventato”. Una “robaccia di una tristezza infinita”, per Travaglio, che a malapena lo considera un quotidiano. “Quello non è giornalismo. E’ surrealismo. Se cercate in Francia o in Germania non troverete mai nulla di simile. Per fortuna…”.

La differenza è semplice e Travaglio la spiega: Montanelli riconosceva il lettore come il suo unico padrone. Il nuovo Giornale, invece, ha B.. Berlusconi. “Un bugiardo sincero”, come lo definiva Montanelli e come racconta Travaglio, perché “a forza di dire balle, finisce per convincersi che siano vere”.

Travaglio sa che il suo direttore conosceva Berlusconi meglio di chiunque altro. Meglio persino dei tanti politici che lo circondano e che credono ancora alla sua strategia da ruffiano patentato. “Per Berlusconi hanno sempre ragione tutti – affonda il giornalista del Fatto -. E’ putiniano con Putin. Filopalestinese con gli israeliani e filoisraeliano con i palestinesi. Bacia la mano a Gheddafi e, se serve, gli bacia anche il culo!”. Il tutto senza scomodarsi troppo a governare.

“Nessuno ha mai capito una mazza di Berlusconi. Ma nemmeno Berlusconi ha mai capito una mazza della politica”. Travaglio lo ammette senza scomporsi. Come se fosse tutto normale. “Si è liberato un posto a destra e si è buttato a destra. Se si fosse liberato un posto nella Terza Internazionale socialista si sarebbe buttato anche là”.

Il pubblico è conquistato. Il patron di Caffeina Filippo Rossi ammette di sentirsi inutile, accanto a Travaglio, che lancia alla folla le sue battute al vetriolo una dopo l’altra.

Come al solito, ce n’è per tutti. Da Scajola, “che non sa mettere una parola dietro l’altra” a Brunetta, “che voleva fare il sindaco di Venezia, ma non ha fatto i conti con l’acqua alta…”. Passando per “quel leccaculo di Minzolini”, Belpietro e Sallusti, “che se non fosse stato per Berlusconi oggi sarebbero andati a fare le pulizie nei loro giornali… altro che i direttori!”.

Parla per due ore che scivolano in due minuti. Tra gli applausi e le risate delle oltre mille persone venute ad ascoltarlo.

La location, poi, calza a pennello: il parco del Paradosso. Perfetto per raccontare le stramberie della politica italiana. Tra le tante, “Alfano che annuncia di voler fare del Pdl il partito degli onesti, mentre in prima fila ad applaudirlo ci sono Alfonso Papa, che rischia l’arresto per la P4, e Nicola Cosentino, accusato di avere rapporti con la camorra”. E poi i ministri che si prendono a pesci in faccia pubblicamente, mentre qualcuno comincia a voltare le spalle a Berlusconi. Fini è stato il primo e a lui seguiranno tutti gli altri.

“Berlusconi non arriverà al Quirinale – prevede Travaglio -, anche perché portare le mignotte al Quirinale sarebbe un po’ eccessivo… Gli mancheranno gli amici di sempre che, come sono stati accaniti nell’appoggiarlo, lo saranno nel fargli la guerra. Ma solo quando Berlusconi sarà già clinicamente morto. A quel punto ci farà pena e ci mancherà”. Ma solo perché senza di lui l’Italia non sarebbe così tragicamente comica.


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