Riceviamo e pubblichiamo – E’ vero, al peggio non c’è mai fine.
Forse qualche volta sono molto ingenua, lo riconosco, ma quando il presidente della Provincia, Marcello Meroi fece visita al Centro Erinna ero quasi certa che si sarebbe reso conto sia del lavoro da loro svolto, sia della loro serietà, ma soprattutto del loro sano e vero volontariato.
E pensare che quando fu firmata la convenzione tra Provincia e il Centro Erinna, quasi in concomitanza, in consiglio provinciale, (una delle poche volte) fu approvata all’unanimità la richiesta della Consigliera Lina Novelli, e mia, che in tutti i casi di violenza sulle donne di Viterbo e Provincia, lo stesso Ente, si sarebbe costituito parte civile.
Oggi il centro è costretto a chiudere, primo per interruzione della convenzione la cui durata scadeva nel 2012, secondo, stando alle dichiarazione dell’assessore Bianchini: “La provincia emetterà un bando di 20mila euro perché si tratta di una questione di equità e pluralità dell’offerta”. Ma che significa? Faccio notare che l’Assessore Bianchini sarebbe il mio assessore di riferimento per tutte le tematiche di mia competenza: non sono mai stata interpellata!
Ma vi sembra possibile che le cose buone, valide, come il Centro Erinna, tra l’altro uno e unico nel nostro territorio, debbano essere annullate, vanificando 10 anni di lavoro? Vi sembra normale fare un bando per ricreare qualche cosa che già veramente esiste e anche egregiamente? Sono desolata, mortificata per le brave ragazze del centro, per la costanza e il lavoro di Anna Maghi, presente in ogni sede, ma soprattutto preoccupata per tutte quelle donne, che avevano trovato in Erinna un grande punto di assistenza e di riferimento.
E’ vero che siamo in un periodo di ristrettezze, ma spendere in ogni caso 20mila, e non lasciare l’associazione Erinna con 10euro, non credo una provincia non possa permetterselo. Come l’assessore alla Cultura per la sua provincia mette in bilancio fondi per arricchire gli eventi a favore della popolazione, ritengo altresì che l’assessore Bianchini, anche unitamente all’assessore alle politiche sociali del Comune, potrebbero fare la stessa cosa.
L’indignazione è sempre più forte quando penso a due cose. La prima: la somma di euro 30mila è circa un quarto del compenso di un dirigente provinciale o comunale, quindi che ci sarebbe di male alleggerire leggermente quei compensi e distribuirli a chi ne ha veramente bisogno?
Seconda: su un quotidiano ho letto che probabilmente la causa della chiusura del centro Erinna potrebbe essere la sua vicinanza a partiti di centro sinistra.
La domanda la rivolgo ai responsabili delle istituzioni, alla stampa, ai cittadini: le donne che subiscono violenze di ogni genere, come per altro i precari, le insegnati, gli studenti privi del tempo pieno, le 20 lavoratrici che oltre ad essere pagate per solo 10 mesi ora sono anche a rischio del posto di lavoro, hanno un colore politico? No, hanno solo tanti tanti problemi, e pur facendoli entrare nella politica, la politica poco o niente fa per loro.
Se non ci pensa chi dovrebbe essere preposto a farlo, dobbiamo impedire che il centro Erinna debba chiudere. Come fare? Cercare aiuto negli imprenditori, nelle banche, nelle aziende che sponsorizzano di tutto e di più, ma soprattutto dare il buon esempio.
Per quanto mi riguarda io voglio iniziare: anche se modesto, 400 euro lorde al mese (sono lontani i bei tempi) del mio compenso di consigliera saranno devolute al centro Erinna.
Chissà se per caso anche i consiglieri provinciali e comunali potrebbero devolvere un gettone al mese?
Semplicemente con questo gesto, Erinna sarebbe salva, ed è veramente poca cosa.
In ogni caso anche se conto poco, voglio tranquillizzare tutte le bravissime ragazze del centro, Anna Maghi per prima, che troveremo una soluzione, con o senza le istituzioni!
Daniela Bizzarri, consigliera di Parità della Provincia di Viterbo
