(p.p.) – Spettinato. Ironico. Instancabile.
E’ tutto questo Stefano Bollani. Un mix di passione ed energia che, ieri sera, si è esibito sul palco del Tuscia operafestival con un travolgente concerto di oltre due ore di fronte al numeroso pubblico di piazza San Lorenzo. Bollani torna per la seconda volta e non si esclude possa essercene una terza, il prossimo anno, dopo l’invito del maestro Stefano Vignati al concerto di inaugurazione della sesta edizione del festival.
Dopo un anno è tornato a Viterbo. Come è andato il ritorno?
“Non è stato facile – afferma scherzosamente a fine esibizione – perché c’abbiamo messo cinque ore per fare Roma-Viterbo. Abbiamo sbagliato strada: siamo andati un paio di volte a Frascati, poi a Napoli, Formia e alle Filicudi – dice ridendo -. Poi alla fine abbiamo trovato la strada giusta.
A parte le battute, è sempre bello venire qui. Non conoscevo piazza San Lorenzo. Spesso i musicisti non hanno il tempo di visitare i paesi in cui si esibiscono. Almeno ora so che esiste questa piazza. E’ bella e ha una buona acustica. Mi piace”.
Torna in vesti nuove: non più da solo, ma con i Visionari, il suo quintetto. Come si sente più a suo agio, da solo o in gruppo?
“Ho bisogno di cambiare ogni sera. Dopo tre concerti di piano solo ho bisogno dei Visionari e dopo tre concerti dei Visionari, ho bisogno che mi lascino da solo. Diciamo che ci alterniamo”.
E il nome da che nasce?
“Da un nostro disco che, alla fine, è diventato il nome del gruppo. E’ anche un omaggio a una serie di visionari – racconta Bollani -. Figure non sempre positive. Hitler, per esempio, era un visionario, ma nel nostro caso ci rifacciamo a persone innocue che non fanno male a nessuno. Anche Pasolini, Jodorowsky e Murakami lo erano. Loro non mi pare abbiano fatto del male alla gente”.
Qual è l’esibizione a cui è più legato?
“In tutti i… – fa una pausa, poi ironizza – i miei 72 anni? Beh è difficile. Di solito è l’ultima, quindi quella di stasera. Sembra una cosa retorica… ma di fatto lo è”, afferma ridendo.
E un artista col quale vorrebbe esibirsi…“Sempre Caetano Veloso. L’ho detto per anni, finché sono riuscito a collaborarci in alcuni concerti. Mi è rimasta la voglia. Il mio è sempre un invito…”.
Cosa c’è nel futuro di Stefano Bollani?
“Tanti progetti. Troppi. Uno è l’uscita a ottobre di un live in duo con Chick Corea, registrato a Orvieto. E poi un programma televisivo su Rai Tre. Una novità totale per me e per i miei autori abituati a lavorare in radio con il Dottor Djembè. E, credo, anche per la Rai che ha deciso di puntare su un programma che di domenica sera parla di musica. Speriamo bene”.
Perché ha scelto il piano come strumento e il jazz come genere musicale?
“Ho scelto il piano perché già da bambino, a sei anni, volevo fare il cantante e pensavo potesse accompagnarmi meglio di altri strumenti. Poi ho incontrato il jazz e ho capito che era il linguaggio musicale che mi consentiva la più ampia libertà”.
Si può vivere di musica al giorno d’oggi?
“Sì – afferma sicuro -. Decisamente. Certo, non è facile, come non lo è vivere di poesia o di arte in generale. Se lo fosse, tutti sceglierebbero di farlo, perché, devo ammettere, che è proprio una bella vita”.
