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Caro Marcello salva Erinna

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

Riceviamo e pubblichiamo – Caro Marcello,

nel corso di questi mesi ho scelto di non intervenire pubblicamente nel dibattito politico che si è svolto nel nostro territorio.

L’ho fatto sia perchè è cambiato il mio ruolo, sia per rispetto nei confronti di chi è arrivato dopo di me alla guida della Provincia di Viterbo. E, ti assicuro, questo rispetto è sentito e sincero.

Se oggi mi rivolgo a te è per chiederti, senza spirito polemico o di parte, uno sforzo per scongiurare la chiusura definitiva del centro antiviolenza sulle donne della nostra provincia.

Quando, negli anni scorsi, scegliemmo di avviare l’esperienza del Centro a Viterbo, con la collaborazione preziosa dell’associazione Erinna, lo facemmo nella convinzione di recuperare un ritardo del nostro territorio davanti alla drammaticità del fenomeno della violenza sulle donne.

Ci impressionarono i numeri.

In Italia, in un anno, un milione di donne subiscono violenza, fisica o sessuale.

Mentre i media ci parlavano della violenza subita dalle donne nei luoghi di guerra, nei paesi dove c’è odio razziale, dove c’è ignoranza, povertà, la realtà vera per noi ci diceva che in Italia oltre 7 milioni di donne hanno subito almeno una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale.

Sono dati dell’Istat e del Viminale, che riportano un altro dato avvilente: le vittime, soprattutto fra i 25 e i 40 anni, sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi ( come nel resto del mondo) la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne fra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia.

Se così era ed è in Italia, come era e come è in provincia di Viterbo? Da qui la scelta di collaborare con l’associazione Erinna. Sia per offrire un punto di riferimento, un conforto, una parola, un aiuto per tutte le donne vittime di violenza, sia per capire meglio il fenomeno nei nostri territori.

E’ stato importantissimo il lavoro di questi anni. Il centro antiviolenza è una finestra aperta su un problema enorme: un dramma generalmente coperto da un silenzio colpevole che nasconde la realtà e che finisce per assolvere gli uomini che commettono la violenza e lascia le donne, le vittime, nella solitudine.

Nel corso di questi 5 anni il centro ha seguito circa 250 donne maltrattate. Senza contare le segnalazioni di violenza che hanno via via ricevuto. E senza contare che oltre il 90% di donne che subisce violenza non fa alcuna denuncia.

Per questi motivi, caro Marcello, non sono affatto animato da uno spirito di contrapposizione politica o partitica. Penso, e sono certo che converrai con me, che questo sia un problema che riguarda tutti e investe il grado di consapevolezza di una comunità; in questo caso la nostra.

So perfettamente qual è la ristrettezza di risorse degli Enti locali. E so anche che più andiamo avanti e peggio sarà da questo punto di vista.

Sento però, come lo sentivo qualche anno fa, che 30mila euro (che sono molti per una Provincia con i tempi che corrono) sono davvero pochi se pensiamo al dramma di tante donne e di tante famiglie.

Conosco la tua sensibilità e la tua attenzione e mi auguro che presto possa esserci una suluzione.

Buon lavoro e a presto.

Alessandro Mazzoli


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