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C’era una volta il muro etrusco

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Inizio degli scavi

Un particolare degli scavi

La colata di cemento che ha coperto tutto

Un'altra immagine della colata di cemento

Il ritrovamento di una chiave di volta incisa

Il ritrovamento di alcuni blocchi incisi

Riceviamo e pubblichiamo – C’era una volta una fonte di acqua sorgiva e un frutteto rigoglioso. Poi venne il muro etrusco. Poi ancora una bella colata di cemento, varie decine di metri cubi di conglomerato che hanno coperto tutto.

Non è una rilettura in chiave post moderna de “I ragazzi della Via Gluk”, ma più prosaicamente quanto sta avvenendo in località Pescara a Bolsena.

I lavori di scavo per le fondamenta di una serie di villette a schiera, infatti, resi difficili dalla continua fuoriuscita di acqua che, durante la pausa notturna dei lavori, riempiva il cantiere e che la mattina successiva le idrovore dovevano svuotare, portò alla scoperta di un insediamento di origine etrusca, con massi di dimensioni notevoli che corrono per un buon tratto lungo il perimetro dell’area e che con ogni probabilità testimoniano un’area di grande interesse archeologico.

La soprintendenza bloccò i lavori e proseguì gli scavi evidenziando un lungo tratto di mura possenti. Gli scavi poi terminarono con la copertura del tutto ad opera di grossi teli di plastica bianchi, quasi a voler preservare quel deposito di cultura.

La scoperta delle mura etrusche determinò però un notevole interesse nell’opinione pubblica, al punto che qualcuno si prese la briga di aprire una raccolta di firme per la salvaguardia e la fruizione pubblica di quel parco archeologico scoperto quasi per caso.

Una petizione che raccolse centinaia di firme ma, evidentemente, la logica del mercato ha avuto il sopravvento. La ditta di costruzione originaria ha ceduto infatti i diritti ad un’altra ditta che ha ottenuto (evidentemente) tutti i permessi necessari per costruire.

Vale a dire che sia la soprintendenza per i Beni culturali, sia le varie autorità competenti in materia, hanno apposto il loro nulla osta per l’edificazione della zona. E qui sorgono i dubbi.

Chi ha firmato la indispensabile perizia idrogeologica si rende conto che l’acqua sorgiva che raggiungeva copiosa la superficie in quel punto dovrà trovare un altro sfogo, mettendo in pericolo le strutture edificate nelle vicinanze?

E la stessa soprintendenza che, è lecito immaginare, ha ritenuto talmente poco importanti gli insediamenti scoperti da permettere la loro sepoltura sotto metri e metri di cemento, ha mai minimamente preso atto dell’interesse che invece quegli insediamenti rivestivano per i cittadini di Bolsena, considerate le firme che hanno dato notevole spessore alla petizione?

Vogliamo pensare che tutte le autorità competenti abbiano affrontato con serietà la cosa ed abbiano dato il loro assenso dopo attento esame, per cui aspettiamo fiduciosi, anche a mezzo stampa, le risposte ai nostri dubbi .

Ma è certo che, in mancanza di rassicurazioni in tal senso da parte della ditta costruttrice e delle varie autorità – non ultima l’amministrazione comunale di Bolsena, che ha rilasciato il relativo Permesso di Costruire – sarà nostra cura esternare le nostre perplessità in altre sedi.

Radames Petti
Bolsena


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