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– “Ciao cretini!”
Sulla scia di Brunetta anche Zoro “insulta” i viterbesi.
“Pensavate che solo il ministro potesse insultarvi? Nient’affatto! Adesso su questo palco ci sono io e le parolacce le sentirete anche da me. Anzi. Mi sembra strano che nessuno sia già partito con i fischi…” esordisce davanti alla piazza gremita.
Diego Bianchi sul palco di Medioera dà il meglio di sé. Gesticola, racconta, scherza, parla con il pubblico. Insomma fa spettacolo (fotogallery – video).
Senza scenografia, senza copione, senza nemmeno alzarsi dalla sedia. Più di due ore filate intervallate da alcuni dei suoi video migliori.
Filmati girati in maniera casereccia. Irriverenti, scherzosi, polemici, ma sempre calzanti e a tratti anche molto profondi, quasi drammatici, poetici.
Diego Bianchi intervistato da Federico Meschini comincia a raccontare la sua storia dagli albori. Da quando, in maniera del tutto spontanea, ha avuto l’idea di mettersi a dialogare con la telecamera, da solo, a casa sua, per gioco, cercando di analizzare a suo modo il percorso politico del suo partito, il Pd.
“Mi sfogavo con la telecamera – spiega Diego Bianchi – e poi mettevo su Internet i miei filmati. Non lo facevo per fare spettacolo. Mi veniva spontaneo farlo. Poi in poco tempo sono diventato una specie di fenomeno e mi hanno contattato per darmi uno spazio su “Parla con me”, in televisione”.
La sua fede politica è chiara. “Voto Pd – dice Zoro –. Anzi per dirla tutta ho anche votato Pci in passato. Ma proprio perché li ho votati e li voto ancora credo di avere il diritto di prenderli anche un po’ in giro. Nei miei video cerco di riflettere su quello che succede in questo Paese. Andando in strada, parlando con la gente, ascoltando i politici”.
E poi quei politici Zoro li mette a nudo, scavando nei loro difetti più assurdi nelle loro fissazioni.
Il primo video è su Bersani. Il leader del Pd che si propone come alternativa al centrodestra, a Berlusconi, ma che lo fa in un modo che può sembrare poco incisivo, titubante. Zoro lo beffeggia nell’atto di rimboccarsi le maniche per ricostruire l’opposizione e creare un’alternativa al centrodestra. Si immedesima nei cittadini che sperano in un cambiamento, ma che quasi lo temono perché non sanno cosa farebbe la sinistra se fosse al potere.
Nei video di Diego Bianchi, che vengono proiettati sulla facciata della chiesa di piazza del Gesù, c’è spazio anche per Vendola, Di Pietro e i finiani di Fli. Zoro si sdoppia e si moltiplica per mettere in scena tutte le facce della sinistra che il 14 dicembre del 2010 sperarono nella caduta del governo Berlusconi, ma furono poi delusi dalla fiducia del Parlamento che per un soffio lasciò tutto com’era.
C’è spazio poi per il caso Ruby che alzò un polverone tale sull’opinione pubblica che il problema degli operai di Mirafiori passò in secondo piano e per la ventata di ottimismo vissuta dalla sinistra con la vittoria di Pisapia a Milano.
Ma Zoro non è solo questo. Zoro non si limita a commentare le “vicende di palazzo”. Va tra la gente. Si mischia con i problemi dei più deboli, di quelli che non hanno mai voce in capitolo. E con il suo stile scherzoso e canzonatorio filma le vicende più drammatiche.
Eccolo quindi girare un video tra gli immigrati sbarcati in massa a Lampedusa e poi stipati nella tendopoli di Manduria. Li segue, li intervista, vive qualche giorno in mezzo a loro. La musica e le immagini dei suoi brevi filmati parlano da sole. Perché quella gente sta scappando dalla Tunisia? Cosa cercano in Italia? Ma soprattutto: cosa avremmo fatto noi italiani se ci fossimo trovati al loro posto? In fondo stanno solo dall’altra parte del Mediterrano…
Zoro fa politica, ma a modo suo. Racconta, commenta, giudica cercando di immedesimarsi in ogni punto di vista, sdoppiandosi, per svelare ogni faccia della medaglia. Interviene sui temi scottanti e si intrufola perfino alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Lui che dice di non essere per nulla cattolico. Lui che la fede forse non ce l’ha affatto. Ma vuole capire. E allora si butta nella mischia. Tra i fedeli più ardenti e colorati che invadono Roma da ogni parte del mondo. Si imbatte in una “suora leghista” che bisticcia con un carabiniere e in una presentatrice televisiva che taglia corto sulla vicenda della miracolata da Giovanni Paolo II e le brucia il racconto per motivi di organizzazione televisiva.
Questo è Diego Bianchi. Un “mascalzone” scherzoso ma riflessivo, canzonatorio ma poetico. In due ore di spettacolo racconta a suo modo gli ultimi mesi di politica ai viterbesi poi, tornando a Brunetta, li saluta come avrebbe fatto il ministro: “Ciao cretini!”.





