Riceviamo e pubblichiamo – Egregio consigliere Parroncini,
faccio seguito alla sua replica, pervenutami in data odierna, nella quale ella ha focalizzato alcuni aspetti rivolti alla “necessità” della riapertura del reparto di Ematologia presso il plesso ospedaliero di Ronciglione.
Al riguardo, mi permetto di farle osservare che, tra le motivazioni da lei esposte, non si è tenuto in considerazione la più importante. Mi spiego. Da addetto ai lavori nell’ambito della sanità da oltre 45 anni, devo tenere conto che, un reparto ad altissima specializzazione quale quello dell’ematologia, laddove lei richiede che siano effettuati dei “trapianti”, necessita della presenza di servizi di sostegno, così come ho riportato nella mia precedente nota, quali la rianimazione, un laboratorio ad alta specializzazione, una radiologia ad alta tecnologia, nonché la possibilità di acquisire, in tempi immediati, consulenze specialistiche, laddove necessarie.
Tali presenze risultano, e lo può appurare sia nella dottrina che presso strutture sanitarie ove interagiscono reparti di ematologia ad alto rischio, assolutamente imprescindibili al fine di “garantire” la sicurezza di una utenza nei confronti della quale, in condizioni di particolari immunodepressioni, occorre, in molti casi, intervenire con specifici servizi di appoggio.
Questa, caro consigliere, è la principale motivazione che mi spinge all’impossibilità di porre in essere la richiesta che la sua qualificata persona mi ha posto.
Capisco cosa comporta il suo mandato, ma deve anche “comprendere” le motivazioni che attengono alla mia funzione, non certamente politica, ma solo “tecnico gestionale”.
Concludo con una considerazione finale. Le polemiche “mai pensate dallo scrivente” attengono anche all’esigenza di non destare preoccupazione nell’utenza che ha bisogno di prestazioni ematologiche e verso la quale dovremmo soltanto avere rispetto e comprensione nell’ambito delle nostre rispettive competenze, piuttosto che dare adito a distorte interpretazioni che non portano a nulla.
Cordiali saluti,
Adolfo Pipino
