– Fumogeno nel giardino dei Manca.
Nuovo atto intimidatorio alla famiglia di Attilio Manca.
La sera del 13 luglio, poco dopo le 23, ignoti hanno lanciato un fumogeno nel giardino della casa di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) in cui vivono Angela e Gioacchino Manca, i genitori del giovane urologo trovato morto nel 2004 a Viterbo.
Ad allertare i coniugi Manca e il figlio Gianluca, una telefonata dei vicini. “Correte! Dalla vostra casa sale del fumo!”.
I Manca si sono precipitati sul posto insieme ai carabinieri, che hanno subito sentito i racconti dei testimoni. Tra questi, un uomo che abita in un palazzo poco distante dalla villetta dei Manca e che ha visto l’intera scena dal balcone.
Prima l’arrivo di un ciclomotore con due persone a bordo, col volto coperto dal casco. Poi uno dei due scende e lancia qualcosa verso il giardino dei Manca. Una specie di bomboletta che sprigiona subito una colonna di fumo alta fino al secondo piano del condominio lì accanto.
Un atto che ha tutta l’aria di essere intimidatorio. E non è il primo che la famiglia Manca subisce dalla morte di Attilio.
Il 23 maggio scorso i pompieri hanno rilevato la presenza di gas nocivi in casa dei genitori del medico.
Impossibile dire con precisione di che tipo di sostanze si trattasse: l’attrezzatura dei vigili del fuoco era in grado solo di accertarne la tossicità. Confermata, oltre che dai suoni emessi dal sensore, anche dai malori accusati dai Manca, corsi più volte al pronto soccorso per problemi respiratori.
Pompieri e carabinieri consigliarono ai coniugi Manca di passare la notte altrove, ma la signora Angela non ne volle sapere: mai avrebbe lasciato la casa in cui ha sempre vissuto con il marito e i figli, Gianluca e Attilio.
In quell’occasione, i Manca hanno sporto denuncia contro ignoti. Lo hanno fatto anche stavolta, nella speranza di riuscire a far luce sulla vicenda.
Ieri, intanto, trascorreva un anno esatto dall’ultima udienza sul caso di Attilio. Quella in cui il giudice Salvatore Fanti si riservava di decidere sulla richiesta di archiviazione del caso avanzata dal pm Renzo Petroselli. Dopo più di dodici mesi, il giudice non si è ancora pronunciato.
