![]() Renato Brunetta |
Riceviamo e pubblichiamo – Visto che il ministro non accetta il confronto… in strada, vorrei farlo in questa sede.
Innovazione della pubblica amministrazione: tutte belle parole che in pratica sono un fallimento, faccio un esempio personale banale. Come alcuni forse sanno, per gli impiegati statali (odiata categoria di cui faccio parte), da quest’anno è stato istituito il cedolino unico: tutti gli emolumenti extra vengono convogliati nel cedolino dello stipendio quindi: accreditamento presso il Mef, invio dei dati on line per il tramite dei vari centri di costo etc.
Tutto per via telematica, quindi più veloce, snellimento della burocrazia, benefici per i destinatari e così via, almeno così potrebbe sembrare e così credevamo ancora noi poveri illusi.
I risultati sono ben diversi dalle aspettative perché le misere cifre (nel nostro ufficio la media è di 50 euro al mese) che prima percepivamo con cadenza mensile ora non sappiamo quando ci verranno liquidate perché gli adempimenti si sono quadruplicati, ma la cosa più simpatica è l’ultima che abbiamo saputo e cioè che ad ogni invio telematico dovrà essere affiancato l’invio di documentazione cartacea che ogni volta dovrà essere autorizzata dalla Ragioneria territoriale di Roma (dato che per snellire la P.A. hanno deciso di sopprimere gli uffici periferici o quanto meno di ridurre le competenze).
Risultato: per avere 50 euro dovrò avere un decreto di autorizzazione che dovrà essere registrato dal Mef, il tutto naturalmente in formato cartaceo! Prima si faceva tutto direttamente presso l’ufficio di appartenenza con assunzione di responsabilità da parte del capo ufficio.
Naturalmente si dirà che quanto affermo è frutto di un’appartenenza politica, non è così perché mio malgrado ho smesso di appartenere ad un sistema politico in cui non mi riconosco più. Però ad una parte appartengo ossia a quell’Italia peggiore definita dal ministro Brunetta in quanto sono statale e madre di una ex-lavoratrice precaria laureata con due bambine.
Da responsabile del personale di un piccolo ufficio periferico, vorrei togliere al ministro un’ultima illusione: l’assenteismo che c’era prima è rimasto perché chi è abituato a non lavorare accampando pretesti continua e continuerà a farlo e non è certo con rimedi da sempre esistiti (visite fiscali ad esempio), che vengono rispolverati ad esclusivo uso propagandistico, che si otterranno risultati.
Perché non provare con l’esempio?
Un’ultima osservazione al ministro: esprimere il proprio dissenso in politica è legittimo, essere apostrofati come cretini un po’ meno, o forse che l’aggettivo cretino da quando le è stato dedicato dal ministro Tremonti è diventato un complimento?
Manuela Claudiani
