Riceviamo e pubblichiamo – Era solo febbraio 2011 quando un movimento di piazza scese in campo per ribadire la necessità di mantenere in vita e sostenere il centro Erinna, l’unico nel viterbese a fornire assistenza fisica e psicologica alle donne vittime di violenza.
Il 14 marzo il presidente della provincia Meroi ribadiva “che non è mai stata intenzione della Provincia interrompere la collaborazione con Erinna”. Con la schizofrenia che contraddistingue l’attuale amministrazione provinciale, invece, il centro Erinna è costretto alla chiusura dal mancato rinnovo della convenzione.
La tutela delle donne è una questione ben lontana da proclami femministi d’altri tempi. E’ un fenomeno drammaticamente radicato nella società di oggi, e l’indifferenza e il silenzio sociale sono la “normalizzazione” di un fenomeno di accanimento sui più deboli, trasversalmente chiaro in tutti gli ambiti della società italiana.
Occorre ricordare inoltre ai decantatori della sacra famiglia italica che la violenza sulle donne, in provincia come nel resto del Paese, avviene soprattutto in famiglia, coinvolgendo spesso i minori: il sostegno che Erinna offriva alle vittime di violenza serviva soprattutto per abbattere questo il muro di gomma.
La chiusura del centro costituisce una degenerazione pericolosa per le conquiste fatte in termini di pari opportunità, per questo chiediamo con forza che venga ripristinata la convezione tra Erinna e l’amministrazione provinciale e che vengano stanziati fondi adeguati al mantenimento e allo sviluppo del centro- antiviolenza, auspicandoci che invece che chiudere prolifichino esperienze come queste.
Ribadiamo il pieno sostegno a Erinna affinché continui la propria attività con lo stesso coraggio, forza e determinazione dimostrati in questi anni.
Partito della Rifondazione comunista, Federazione provinciale di Viterbo
