Riceviamo e pubblichiamo – Il ridicolo è di casa nei propositi della Politica e, l’esempio più eclatante, sta nell’istituzione di nuove Province sul territorio nazionale, dopo che nel programma del Pdl e nelle richieste dei maggiori Partiti Politici prima delle ultime elezioni, si era sancita la necessità di abolirle per non causare ulteriore spreco di “denaro pubblico”.
Quanto accaduto l’altro giorno in Parlamento, è da considerarsi uno schiaffo per tutti i contribuenti italiani che, schiacciati da una pressione fiscale a dir poco devastante, si aspettavano un minimo di equità tributaria che si poteva conseguire con una più parsimoniosa spesa sul mantenimento della burocrazia politica; infatti, la proposta di Di Pietro per sopprimere le Province, ha riscosso il voto favorevole dei soli parlamentari dell’Idv, dell’Udc di Casini e del Fli, mentre ha registrato l’astensione di ben 240 parlamentari, soprattutto del Pd che, di fatto, hanno dato il via libera alla sua bocciatura con i 225 voti contrari espressi dai banchi della Maggioranza.
Evidentemente, c’è qualcosa che non funziona nel nostro sistema politico, visto che, come affermato dallo stesso Di Pietro, in Parlamento si è costituita una “maggioranza trasversale”, la maggioranza della casta, più propensa a difendere le poltrone e i posti di potere, piuttosto che tutelare le sacrosante esigenze dei cittadini, soprattutto quelli in veste di contribuenti che, con le ultime Leggi Finanziarie, pagano a dismisura la tenuta economica del Paese.
Questa ennesima dimostrazione di “decadimento della Politica italiana” dovrebbe indurre gli elettori a chiedersi come mai il progetto di cancellare le Province, sul quale, in campagna elettorale, erano praticamente d’accordo tutte le forze politiche, si è infranto così impudicamente tra i banchi di quei parlamentari che, in fatto di “promesse da marinaio”, hanno dimostrato tutta la loro doppiezza e i loro meschini raggiri.
Roberto Talotta
consigliere comunale Udc
