– “Il 25 luglio a mezzogiorno suona il clacson contro l’aumento delle accise”. E’ una manifestazione pacifica, questa promossa per lunedì da Cna Fita a livello nazionale. L’invito a suonare per un minuto il clacson è rivolto non solo agli autotrasportatori e ai tassisti, ma a tutti gli utenti della strada, visto che i recenti incrementi delle accise -disposti dall’Agenzia delle Entrate lo scorso 28 giugno, con validità fino a dicembre 2011, e confermati dal governo con l’ultima manovra- si traducono per gli imprenditori in un aggravio dei costi pari, in media, a 2.000 euro l’anno e per i cittadini in un incremento di 2,5 euro ogni 50 litri di carburante: una stangata di oltre 7 miliardi di euro nei prossimi quattro anni, in aggiunta ai 3 miliardi recuperati dall’inizio dell’anno.
L’iniziativa registra, infatti, l’adesione di Federconsumatori, Adiconsum, Fit-Cisl, Filt-Cgil, UilTrasporti, Faib-Confesercenti, Anitrav, Fegica-Cisl, Transfrigoroute Italia Assotir, Cna Servizi alla Comunità-Autoriparazione, LegaCoop Servizi e “Corriere dei Trasporti”.
Queste sigle hanno deciso di fare fronte comune contro la decisione di aumentare in modo indiscriminato il prelievo fiscale sui carburanti e hanno dato vita al Comitato 25 luglio, luogo di confronto permanente tra le associazioni di rappresentanza degli utenti della strada. La presentazione del Comitato è stata messa in programma proprio per lunedì, sempre a mezzogiorno, a Roma. Alla stessa ora, si svolgeranno conferenze stampa in alcune province: una di queste è prevista a Orte, con l’intervento di dirigenti nazionali di Cna Fita. Parteciperanno anche Fabiola Fabi e Bruno Caratelli, rispettivamente presidente e responsabile della Cna Fita di Viterbo, con la segretaria provinciale della Cna, Luigia Melaragni. Una presenza, quest’ultima, che vuole evidenziare la forte attenzione dell’associazione verso una categoria che da anni subisce un colpo dopo l’altro ed è ormai allo stremo.
Nella Tuscia è costante l’emorragia delle imprese iscritte nell’Albo degli autotrasportatori conto terzi: attualmente sono 500, ma questo numero è destinato ad assottigliarsi ulteriormente in assenza di politiche capaci di dare competitività al settore.
“E’ evidente che gli aumenti -sostiene la Cna Fita- incideranno sui costi di trasporto di materie prime e generi alimentari, quindi sui prezzi al dettaglio e su numerosi beni e servizi. E’ per questa ragione che ci siamo posti l’obiettivo di una azione unitaria di imprese e consumatori per la riduzione del prezzo del carburante e dei prodotti e beni collegati. Giunge, in questi giorni, un segnale positivo che conferma la ragionevolezza e l’utilità di una giornata nazionale di protesta: sarebbe pronto un emendamento per consentire la compensazione trimestrale, se non addirittura mensile, quindi per dare alle aziende la possibilità di recuperare gli incrementi delle accise attraverso il modello F24, con tempistiche più brevi rispetto a quelle attuali”.
La protesta è rivolta anche contro le accise dimenticate: “Dal 1935 ad oggi continuiamo a pagare per emergenze definitivamente concluse. Una per tutte, la guerra d’Abissinia. Nonostante l’accisa sia una tassa di scopo, quindi finalizzata a un’emergenza da sanare, si continua a versare oltre 19 miliardi di euro l’anno per nulla. Tutto ciò -conclude la Cna Fita- in palese violazione del principio costituzionale sulla tassazione progressiva”.