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– Avrebbe compiuto 28 anni il prossimo 21 luglio Roberto Marchini, il militare di Caprarola morto in Afghanistan.
La missione, iniziata quattro mesi fa, sarebbe durata ancora un mese e mezzo. Ma tra tre giorni Marchini avrebbe preso una breve licenza, per festeggiare il suo compleanno e stare un po’ con la sua famiglia.
A Caprarola tutti lo aspettavano: la madre, casalinga, il padre, agricoltore, e la sorella, infermiera in una clinica a Tivoli. Lo avevano visto, per l’ultima volta tre settimane fa, e aveva l’aria particolarmente stanca.
Marchini non era sposato e non aveva figli. Era un geniere-paracadutista, primo caporal maggiore. Da cinque anni era di stanza all’ottavo reggimento genio guastatori della Folgore di Legnago (Verona).
Aveva superato brillantemente i corsi che gli avevano permesso di ottenere due specializzazioni: Minex e Acrt (Advanced Combact-Engineer Reconnaissance Team), entrambe per imparare a trattare e disinnescare ordigni improvvisati e rudimentali. Proprio quello che Marchini stava facendo quando la bomba gli è esplosa tra le mani, uccidendolo.
Per Marchini la missione Nato Isaf in Afghanistan era la terza all’estero. Le altre le aveva svolte in Afghanistan e in Libano. Proprio per la sua esperienza, era inserito in una componente di élite della brigata Folgore.
I militari impegnati nella missione Isaf, come lui, sono circa 4200. Il contingente più numeroso di sempre. La maggior parte dei militari italiani è attiva nella parte occidentale dell’Afghanistan ed è composta da paracadutisti della brigata Folgore.
Il contingente italiano ha sotto il suo controllo un’area molto vasta, che comprende le quattro province di Badghis, Herat, Ghowr e Farah. La sede del comando regionale ovest di Isaf si trova a Herat.


