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Una signora ci grida: “Bravi!”

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Il retro delle maglie prodotte per l'occasione

Viterbo pulita

Il gruppo di volontari

Il sindaco Giulio Marini

L'assessore Giovanni Arena

L'assessore Daniele Sabatini

Bruno Pagnanelli

I volontari puliscono il quartiere

Bruno Pagnanelli racconta la prima giornata di  “Viterbo pulita”.- Ore 6,56. Il tuono mi sveglia dal sonno prodotto da una serata di bagordi tra amici.

L’aria fresca del mattino e l’odore di polvere bagnata sono come uno schiaffo amplificato dallo spavento per il rumore prodotto dal temporale.

Nooooo! Doveva suonare fra poco la sveglia! Mi ha rubato quattro minuti. Poi realizzo che la pioggia, su base statistica oggi non sarebbe dovuta scendere. Realizzo anche che lo spirito civico è solubile in acqua.

Noooo! Che jella. Stamattina avremmo dovuto pulire il quartiere, per la prima volta, con l’aiuto delle stesse istituzioni comunali che a causa di qualche “problemino” di bilancio, hanno un po’ abbandonato i quartieri ma si sono messe in prima fila per dare una mano… ho “messo su” (passatemi il viterbesismo esasperato) un casino inimmaginabile per un “umano” e stamani cosa fa? Piove!

Penso che arriverò al luogo dell’appuntamento da solo… e con il conforto e qualche usuale “cazziatone” di mia moglie che mi segue anche in questa ultima follia, arrivo al punto di ritrovo.

Piove ancora ma con minore consistenza.

Alle 8 in punto sono da solo con un una signora che parcheggia e che ha scritto in faccia che è qui per me. Anzi per Viterbo. La fisiognomica non è mai stata riconosciuta come scienza esatta ma stavolta colpisco nel segno.

Dopo il caffè al bar torno e siamo già cinque di cui due giornalisti. Sono terrorizzato. E adesso? Inizio ad avere paura che tutto si trasformi in un megaflop.

Piano piano arrivano altri e compaiono, in mano al presidente dell’associazione Santa Barbara, le magliette che ho ideato, che Marcosano ha fatto stampare e che il sindaco ha pagato di tasca sua.

Alle 8,20 siamo 13 e altri stanno arrivando.

Il sindaco arriva con l’abito in macchina perché poi dovrà andare a sposare in Comune. Si mette a torso nudo e si infila la maglietta di Viterbo pulita di fronte a tutti. Io uso la sacrestia della chiesa sperando di non spaventare gli astanti e nemmeno il crocifisso con la mia schiena da orso.

Fra due chiacchiere da bar, arriva anche il pulmino del Cev che ci fornisce un po’ di materiale (che comunque avevo portato anche da casa).

Mi sento tanto Paperino in una delle punizioni inflitte da zio Paperone. Eppure sono felice, sotto il sole umido di una mattina di luglio, con in mano un bastone con un chiodo all’estremità per raccogliere l’immondizia auto-costruito fregando il nastro adesivo dalla cassetta dei lavori di mia moglie.

Adesso c’è il sole e l’umidità tende ad attaccare la maglietta al corpo e a far sentire il caldo vero e non quello da agitazione.

Iniziamo a raccogliere i segni dell’inciviltà e mi rendo conto che arrivano altre persone. Sotto le panchine del parco giochi di fronte alla chiesa ci sono centinaia di carte di gomme e di caramelle, segno che le mamme e i bambini non si curano affatto dei prodotti di scarto che producono. Come tutti in Italia d’altronde.

Mia moglie trova un freno a disco mentre una signora con il cane ci chiede se si può aggregare.

Un signore con una carrozzina elettrica, non potendo aiutarci con le gambe, fa da spola con i rifiuti sui cassonetti e porta le magliette ai nuovi arrivati.

Si aggiungono un padre e due bambini, un dottore, un colonnello in pensione, e quattro ragazzi. Siamo a regime una trentina e ci muoviamo per via Biga di Castro.

Una signora applaude dal quarto piano di via Santa Barbara e ci dice: “Braviiii!!!”. Gli faccio cenno di scendere e lei dall’alto mi dice: “C’ho ‘l sugo sul foco..”. Che meraviglia!

Passa una persona e apostrofa l’assessore in malo modo. Capisco che non ha capito nulla di ciò che succede e di ciò che facciamo. Penso che, per fortuna, le persone che non hanno collegamenti fra cervello e lingua sono poco mattiniere. Mi spiace ci siano comunque episodi simili di fronte a sforzi, atti e volontà estremamente positivi.

Esempio. Questo è quello che dovremmo produrre, nei confronti di tutti. Anche di quel personaggio che passando sfoga la sua rabbia su una persona che in quel momento avrebbe potuto godersi la famiglia e che invece raccoglie merda dalla strada. Non ha capito nulla. A volte capita.

La rabbia si combatte con la calma e l’ignoranza con l’esempio. Lo scempio del parco su via della Biga di castro in dieci minuti si assottiglia e si miscela con l’odore della paglia bagnata per poi finire nei cassonetti della piazza di fronte.

“Quelli del comune” (assessori e consiglieri con la fronte sudata e con le mani sporche) prendono appunti su alcuni difetti e cose da sistemare e ne annotano diverse. Io, nel frattempo, li osservo di sottecchi.

Alle 10 in punto come promesso, ci spostiamo a fare colazione. Colazione pagata da Marcosano, Arena, Sabatini.

Facciamo amicizia con i presenti, ci scambiamo mail, numeri di telefono e pagine web. Si parla del più e del meno, di figli e di nipoti, di conoscenti comuni e di aspettative per il futuro. Sabato mattina magnifico.

A prescindere dai risultati, dalla politica, dai villani e dagli scortesi. Magnifico a prescindere.

Bruno Pagnanelli


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