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![]() Vincenzo Bernabei |
![]() Alessandra Colucci |
![]() Pasquale Napolitano |
![]() Viviana Gravano |
![]() Giulia Grechi |
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– Visioni digitali, lo spettatore guarda il video o ne fa parte?
Questo, da tempo immemorabile, è la domanda che si pone l’arte. Chi fruisce l’opera è all’esterno del prodotto o in alcuni casi riesce a farne parte?
Ieri sera gli ospiti di Medioera hanno cercato di analizzare questo tema cercando di spiegare come p cambiata negli anni e come ancora sta cambiando l’arte di produrre immagini e di fare video.
Vincenzo Bernabei parte dalla pellicola Avatar, uno degli ultimi capolavori cinematografici. “Il celebre regista James Cameron – dice Bernabei – ci propone una vera e propria metafora della vita e dell’essenza stessa dell’uomo. Ma in un modo nuovo. Il mondo di Avatar, infatti, sembra un videogioco e per quanto l’effetto in 3D immerga lo spettatore nella scena, c’è una sorta di realtà surreale che lo circonda”.
Il fruitore è quindi al centro dell’opera d’arte, ma ci sono casi in cui riesce addirittura ad intervenire nell’opera stessa. “Kara Walker – interviene Giulia Grechi – ha creato delle installazioni nelle quali delle ombre vengono proiettate sui muri di una stanza e l’osservatore rimane al centro. Immagini che all’inizio sembrano familiari poi mettono in scena azioni violente, truci e lo spettatore crede in alcuni casi di creare egli stesso quelle situazioni sconvolgenti. Come se stesse riproponendo le sue paure”.
Ma il video può diventare anche una sorta di documentario che racconta una realtà, a volte insolita, a volte banale, ma sganciata dal troppo “realismo” che il cinema ormai propone. “Ci sono modi di proporre una realtà locale – dice Pasquale Napolitano – che putano sugli aspetti minimi ai quali spesso non si dà peso, ma che parlano di vite normali e singolari allo stesso tempo”.
Infine c’è l’arte contemporanea raccontata dall’ultima ospite, Viviana Gravano. “Ci sono artisti che creano video che si basano sulla sensazione – spiega –. Che vogliono esprimere il dolore in quanto tale e si rivolgono allo spettatore. Quest’ultimo quindi non riesce più a capire se sentirsi “vittima” compatita per quella sofferenza o causa del dolore stesso”.
Il dibattito moderato da Alessandra Colucci ha quindi cercare di dare una nuova visione del fare arte tramite le immagini. Un’arte che vede lo spettatore sempre più al centro della scena e partecipe dell’opera in senso totale.







