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Viterbo peggio di Roma

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Vita Sozio

Vita Sozio

Riceviamo e pubblichiamo – Il sindaco di Roma Gianni Alemanno è sotto i riflettori per non aver rispettato le quote rosa all’interno dell’amministrazione comunale.

Come coordinatrice per le Pari Opportunità penso di poter affermare, a nome del mondo femminile impegnato in politica, che, se da una parte quello delle “quote rosa” è stato un valido strumento volto ad incoraggiare l’ingresso delle donne nelle istituzioni, d’altra parte può essere visto come un fallimento in termini di meritocrazia, andando a premiare spesso non le donne più valide, ma le più capaci di scegliersi il giusto e potent padrino.

Il sistema politico dei partiti rimane comunque ancora fortemente costruito intorno alla figura maschile; le leggi elettorali non contengono norme idonee a superare l’attuale gap per la rappresentanza di genere. Le donne hanno difficoltà di accesso alla politica, per colpa di un erroneo stereotipo culturale oltre che ad un sistema di welfare deludente.

Pur essendo Roma nell’occhio del ciclone a Viterbo vediamo una situazione analoga, come dimostrano i dati numerici che compongono la classe dirigente dell’Amministrazione Provinciale e Comunale come segue:

Provincia: 24 consiglieri eletti, di cui 0 donne;

Giunta Provinciale: 8 assessori eletti, di cui 0 donne

Comune: 40 consiglieri, di cui 4 donne e nessuna presenza femminile in giunta.

Per questo il Comune di Viterbo si è addirittura visto assegnare dall’osservatorio donne nella PA promosso da “futuro@lfemminile” la maglia nera con un misero 4% contro il 48,19% di Genova, capoluogo di provincia più rosa.

Allora cosa fare? Esiste un decreto legge presentato dal Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna lo scorso 7 Aprile che prevede l’introduzione nel sistema elettorale dei comuni la cosiddetta “Doppia Preferenza Di Genere”. Il ddl, qualora convertito in legge produrrà un cambiamento epocale, non solo formale ma soprattutto sostanziale nella dialettica pre-elettorale.

Se trasformato in legge permetterà all’elettore di poter esprimere non una, ma due preferenze, purché decida di votare una donna oltre che un uomo, o viceversa. Questa iniziativa legislativa è condivisa anche da FLI, in un momento storico in cui l’Italia ha bisogno di nuove energie intellettualmente fresche e competitive, e ovviamente dalle donne all’interno dello stesso partito, che vogliono essere elette dal popolo, e non nominate dai piani alti.

Vita Sozio
Responsabile Pari Opportunità Fli Viterbo


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