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Cartiera, serve un tavolo tecnico permanente

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Riceviamo e pubblichiamo – Mi permetto di intervenire sull’argomento oltre che per dovere di rappresentanza verso i lavoratori della Cartiera, perché penso che la cartiera sia per tutto il territorio viterbese, oltre che tuscanese, oggi un problema ma in futuro una grande risorsa non solo per quanto riguarda la produzione di carta.

La cartiera ha vissuto, dalla sua costruzione nel 1911, diversi momenti di alti e bassi, fino al fallimento della società Union Paper e l’acquisto da parte della EFW Tuscania srl (società nata appositamente nel marzo del 2010, avente per oggetto sociale in realtà cosa ben diversa dalla produzione di carta. “(…) sviluppo e gestione diretta o indiretta di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e da rifiuti (…).”

Questa società ha comprato (atto da perfezionare nel prossimo mese di Settembre) da una vendita fallimentare l’intero complesso per un importo di € 1.900.00,00 (€ 1.400.000 per immobili e € 500.000 per macchinari).

L’importo è elevato, ma non troppo considerata l’intera struttura. (i dati provengono dai documenti ufficiali dei periti del tribunale e dalla documentazione A.I.A. dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia).

Il complesso immobiliare su cui è costruito l’impianto di produzione è costituito da un lotto di terreno di circa 22.200 mq, su cui è installato lo stabilimento e le tettoie che ne occupano circa 7.200 mq (per circa 210.000 metri cubi di volumetria).

È vero che il sito ha dei vincoli archeologici, paesaggistici ed idrogeologici ed è compreso in zona PRG in zonizzazione D, sottozona D1 (zona industriale-artigianale e di completamento) opportunamente creata, ma sono consentiti interventi di ristrutturazione con possibilità di incrementare le superfici utili, nel rispetto delle destinazioni d’uso, nella misura del 30%.

L’importo fissato nella vendita può risultare addirittura modesto se consideriamo che le perizie immobiliari e mobiliari fissate dal Tribunale di Viterbo, in sede fallimentare, stabilivano rispettivamente in € 2.321.503,00 il valore immobiliare e in € 1.900.000,00 il valore dei beni mobili, macchinari, attrezzature ed impianti.

Altro dato rilevante, dal punto di vista dell’investimento industriale, risulta essere la capacità produttiva (attualmente produce solo il “fluting”. Cartone in bobine utilizzato nella produzione di cartone ondulato).

Produzione: a ciclo continuo h 24 per circa 330 giorni lavorativi

Velocità di produzione: 300 – 350 metri/minuto

Capacità produttiva giornaliera media: 110 – 120 tonnellate/giorno.

Considerato il costo di mercato del “fluting” di 290 – 310 € a tonnellata, possiamo stimare, in condizioni normali di produzione un ricavo che può variare tra i 10 ed i 12 milioni di euro all’anno.

Diciamo dunque che, nonostante la vetustà dell’impianto, l’investimento industriale risulta essere abbastanza conveniente al netto della situazione di crisi del mercato che vede comunque un mantenimento della produzione nazionale di carta e cartone ondulato e di imballaggi dal 2008 ad oggi.

Fino ad oggi l’impegno finanziario imposto dalla vendita è stato di € 300.000,00 di acconto e di € 10.000,00 di affitto/mese (entrambi da scalare all’atto dell’acquisizione definitiva).

Casa che dovrebbe avvenire entro il mese di settembre e che le oscure avvisaglie di non conferma dei contratti a termine di questi giorni mettono a serio rischio.

Gli obblighi che la vendita fallimentare hanno comportato per la nuova società sono stati molti e forse sottovalutati.

Intanto l’acquisto ha comportato per la EFW alcuni impegni, anche in sede AIA (autorizzazione integrata ambientale) tra cui lo smaltimento dei rifiuti da lavorazione giacenti e provenienti dalle precedenti gestioni pari a circa 6.000 tonnellate di “pulper” (costo stimato per lo smaltimento € 800.000 – 1.000.000 circa) da effettuarsi entro 5 anni al ritmo di 100 tonnellate al mese, insieme ad altri obblighi sulle emissioni, sulla manutenzione, sull’adeguamento antincendio, ed altro ancora.

Parliamo dunque di un impianto industriale, e conseguenti investimenti di tutto rilievo (con vantaggi e svantaggi) per un territorio non solo comunale ma provinciale.

Certo c’e bisogno di investimenti ma soprattutto di un piano industriale serio e condiviso, con le parti sociali e gli enti locali.

Al momento invece dobbiamo periodicamente parlare della cartiera di Tuscania solo per quanto riguarda le vicende ambientali e le ordinanze provinciali di sospensione della produzione.

Nonostante la società EFW abbia più volte, a partire dai primi incontri in fase di gara di acquisto, dichiarato la disponbilità ha confrontarsi su un piano industriale e nonostante i nostri inviti, nessun incontro è stato fatto né tanto meno è stata presentata alcuna documentazione.

La società ha più volte parlato di ampliamento dell’investimento, anche in termini occupazionali, imperniato su un progetto industriale basato su un impianto di valorizzazione energetica dei rifiuti con processo Pyroal (pirolisi), che dovrebbe consentire una valorizzazione (smaltimento eco-compatibile) dei residui della lavorazione (pulper) già presenti e prodotti in futuro.

Ma al di là delle parole (poco chiare e trasparenti), che hanno allarmato tutti, non è stato presentato nulla di concreto su cui discutere e confrontarsi.

Sicuramente in assenza di un piano industriale concreto non potremo mai accettare nessun ricatto occupazionale.

Per noi occupazione vuol dire soprattutto investimenti per potenziare ed implementare la produzione della carta.

Di concreto, ad oggi, c’è la ventilata sospensione definitiva del’Autorizzazione Integrale Ambientale (da ottobre), se non verranno superate concretamente le prescrizioni derivanti dai sopralluoghi effettuati dall’ARPA e dai VV.FF.

In ballo ci sono circa 40 posti di lavoro ed un problema ambientale per il comune di Tuscania non indifferente.

Se l’impianto rimane si può ragionare su investimenti e sviluppo della produzione, sul superamento delle delicate questioni ambientali e sulle ripercussioni positive per il territorio e la provincia.

Se invece l’impianto fosse destinato all’abbandono o alla dismissione si avvierebbe una fase delicatissima dal punto di vista ambientale, nonché occupazionale.

Per questi motivi è stato chiesto, unitamente alla CISL, l’apertura di un tavolo tecnico permanente sulla cartiera presso il Comune di Tuscania, a cui dovranno partecipare l’Amministrazione Comunale, la società EFW e il curatore fallimentare.

Riteniamo che sia questa la sede più opportuna, prima di coinvolgere anche l’Amministrazione Provinciale, per conoscere le vere intenzioni della società EFW, i suoi piani industriali e soprattutto le sorti del sito industriale e delle sue maestranze.

Carlo D’Ubaldo
Segretario organizzativo Cgil Viterbo


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