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Cercava di violentarla mentre dormiva col figlio

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Fabio Zampaglione e Mario Procenesi

Fabio Zampaglione e Mario Procenesi

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il sostituto commissario Mario Procenesi

Il sostituto commissario Mario Procenesi

Zampaglione, Procenesi e un agente

– Pestaggi. Minacce col coltello. Lanci di sedie. Atti osceni e ripetuti tentativi di violentarle.

E’ quanto sarebbero state costrette a subire madre e figlia, vessate dai continui maltrattamenti di A.M.T., bracciante agricolo 42enne, straniero ma residente a Viterbo (video – Parla il capo della mobile).

Un incubo cominciato nel 2008, quando l’uomo ha iniziato ad avere morbose attenzioni sessuali verso la figlia della sua convivente.

La ragazza, oggi 21enne, era appena maggiorenne all’epoca.

Le indagini della squadra mobile di Fabio Zampaglione hanno portato a galla un quadro inquietante, fatto di avances sempre più insistenti nei confronti della giovane. A.M.T. le impediva di uscire di casa. La insultava e minacciava quando lo faceva. Piombava in piena notte nella sua stanza con i pantaloni calati, cercando di infilarsi nel suo letto.

Approcci che la ragazza è sempre riuscita a respingere e che avvenivano anche in presenza del figlio della 21enne, che dormiva accanto a lei. A.M.T. le avrebbe spesso detto di voler vedere chi, tra lei e la madre, fosse più brava a letto.

L’uomo avrebbe compiuto altri atti osceni anche davanti a suo figlio, avuto dalla relazione con la convivente.

E poi, da dicembre 2010, percosse e insulti soprattutto alla compagna, sulla quale A.M.T. sfogava tutta la sua rabbia, scagliandole contro sedie e altri oggetti. Quando poi madre e figlia hanno deciso di andarsene di casa, lui le ha minacciate con un grosso coltello da cucina. “Tanto vi trovo – avrebbe detto loro -. E vi faccio ammazzare da mio fratello”.

Un’escalation di violenze che aveva convinto la sua compagna a sporgere denuncia in questura, a fine 2010. Su pressione di A.M.T., la querela è stata subito ritirata. Ma poco tempo dopo, a gennaio 2011, madre e figlia sono tornate a rivolgersi alla polizia. E stavolta hanno raccontato tutto agli agenti della sezione reati contro la persona, i minori e gli abusi sessuali, diretta dal sostituto commissario Mario Procenesi.

L’indagine, andata avanti per più di sei mesi, si è conclusa ieri con l’arresto del 42enne per violenza sessuale, violenza privata, minacce aggravate dall’uso di arma da taglio, maltrattamenti in famiglia e ingiurie.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dal pm Renzo Petroselli, è stata emessa dal gip Maurizio Pacioni. Per A.M.T. si sono aperte, quindi, le porte di Mammagialla.


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