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Dieci domande a Laura Allegrini

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Arnaldo Sassi

– Laura non c’è. Ma non è andata via. Semplicemente, non risponde al telefono. Perché si rifiuta di parlare con i giornalisti scortesi. Ovvero con quelli che non le usano la cortesia di non riportare certe sue dichiarazioni che hanno provocato l’indignazione di mezz’Italia.

E allora, le domande che avrei voluto farle per quella che avrebbe dovuto e voluto essere un’intervista chiarificatrice, gliele faccio tramite Tusciaweb.

Sono dieci. Eccole:

1 – Senta senatrice, la sua intervista a Klaus Davi ha scatenato un putiferio di commenti negativi nei suoi confronti. Si è pentita di averla concessa?

2 – I commenti vengono per lo più da gente comune, semplici cittadini. Non crede che le sue parole li abbiano fatti proprio incazzare (visti i tempi che corrono), oppure ritiene che siano tutti comunisti?

3 – Pensa di essersi spiegata male, o sono tutti gli altri a non aver capito?

4 – Comunque sia, i conti non tornano. Perché lei ha parlato di 3 mila euro netti al mese. Ma voi senatori prendete un’indennità di circa 5 mila euro netti, cui bisogna aggiungerne altri 3.500 di diaria, più 4.180 di contributo per le vostre attività, più altri 1.650 per le spese generali. E poi avete facilitazioni per aerei, treni e autostrade. Come spende tutti questi soldi (il totale, se non vado errato, supera i 14 mila euro mensili, netti), visto che le restano solo (sic!) 3 mila euro al mese?

5 – Lei ha collaboratori al suo servizio? E, se sì, li paga?

6 – In caso affermativo, può dimostrarlo, carte alla mano, oppure fa come alcuni suoi colleghi, che li pagano in nero?

7 – Va a mangiare alla mensa del senato?

8 – Cosa prova quando deve pagare il conto (circa 13 euro per un pasto a base di pesce)?

9 – Lei ammette che la classe politica italiana – soprattutto nella congiuntura che il Paese sta attraversando – goda di troppi privilegi?

10 – Lei ha parlato anche di solitudine nel suo lavoro. Non pensa che questa sua frase sia una provocazione nei confronti di chi è effettivamente solo perché non sa come sbarcare il lunario e non sa a quale santo rivolgersi?

Spero che Laura, pur non accettando di parlare coi giornalisti faziosi (ma la faziosità, come dice Enrico Mentana, è anche un valore) dia comunque delle risposte. Non al sottoscritto, che è sicuramente l’ultima ruota del carro. Ma ai cittadini e agli elettori. E questo, a mio modestissimo avviso, in una democrazia che vuol essere compiuta, per un politico è un dovere.

Da parte mia, vorrei chiudere questa nota citando una canzone molto in voga negli anni ’60, opera di Gianfranco Michele Maisano (in arte Michele), dal titolo “Dite a Laura che l’amo”.

Arnaldo Sassi


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