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Gradoli, depositate le motivazioni della sentenza

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I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

I giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco

Paolo Esposito

Ala Ceoban

Tatiana Ceoban, la 36enne moldava scomparsa

Elena Ceoban, la figlia di Tatiana, scomparsa insieme a lei

Elena Ceoban, la figlia di Tatiana, scomparsa insieme a lei

– Sono state depositate sabato pomeriggio le motivazioni della sentenza del processo Gradoli.

In 108 pagine i giudici della Corte d’Assise di Viterbo Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco spiegano perché hanno condannato all’ergastolo Paolo Esposito e Ala Ceoban. Gli “amanti diabolici”. Lui, elettricista 44enne di Gradoli. Lei badante moldava di 26 anni. Ritenuti colpevoli di aver ucciso Tatiana Ceoban – convivente di Paolo e sorella di Ala – e la figlia Elena, di 36 e 13 anni.

Centinaia di pagine arrivate in cancelleria undici giorni prima del termine previsto (12 agosto) e che smontano pezzo per pezzo le ricostruzioni alternative al duplice omicidio.

A Elena e Tania non è capitata una disgrazia. Non sono fuggite. Né tantomeno qualcuno le ha rapite. Madre e figlia sono state uccise. Poco importa se i corpi non sono stati trovati: “l’assenza del cadavere non impedisce la formazione della prova del reato di omicidio”. Parola della Suprema Corte di Cassazione.

La storia è nota. Risale al 30 maggio 2009, quando madre e figlia spariscono da Gradoli senza lasciare traccia. Il fatto fu segnalato ai carabinieri solo due giorni dopo dallo stesso Paolo Esposito, che non presentò una denuncia di scomparsa, ma di abbandono di minore, come se Tania avesse volontariamente deciso di partire con Elena e lasciare a Gradoli la figlia minore, avuta dalla relazione con Esposito.

In un mese, la villetta di via Cannicelle, in cui i quattro vivevano, viene sequestrata e setacciata dai Ris. “Chi l’ha visto?” inizia a occuparsi del caso. Si scopre la storia tra Paolo a Ala, che i due amanti avevano cercato in ogni modo di tenere segreta. Nel giro di tre mesi per entrambi scattano le manette per duplice omicidio e occultamento di cadavere. A quel punto ammettono di aver trascorso la notte del 30 maggio insieme nella villetta di Gradoli. Proprio dove (e quando), per i giudici, sono state uccise Elena e Tania.

Esposito perde la patria potestà sull’unica figlia avuta da Tania. Il processo inizia a giugno 2010 e va avanti per undici mesi, dopo l’ascolto di parenti, periti e consulenti di parte. Fino alla sentenza di primo grado del 13 maggio scorso: ergastolo per entrambi, isolamento diurno per un anno, interdizione dai pubblici uffici e provvisionale di 50mila euro.


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