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Il centro si chiude sulla base di servizi offerti

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Un negozio del centro storico

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile redazione Tusciaweb,

è sicuramente apprezzabile l’idea di lanciare su Facebook un “referendum” popolare sull’opportunità di chiudere il centro storico di Viterbo, al traffico delle auto, ma stiamo attenti e non lasciamoci prendere la mano da un eccesso di entusiasmo!

Come ho potuto verificare, dietro il “si“ per la chiusura, c’è una pressante richiesta di trasporto pubblico urbano, di parcheggi, scale mobili, illuminazione delle strade più capillare ed efficace.

Questo dimostra che il centrostorico, non si chiude alle auto in base ai sondaggi, ma sulla base di servizi reali offerti ai consumatori.

Ben vengano i sondaggi, sottolineo, ma i dati vanno letti tenendo conto del fatto che a tutti piacerebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, sarebbe bello, idealmente, avere una città silenziosa, senza traffico e senza smog, svuotata dalle auto, ma teniamo conto che, considerati i costi degli affitti dei locali commerciali all’interno delle mura, c’è il rischio di aprire una stagione di chiusure selvagge.

Il che significherebbe silenzio due volte, perché non ci saranno più le auto ma non ci saranno più nemmeno i negozi, che, con il loro movimento clientela e luci, contribuiscono a mantenere l’ordine cittadino facendo da deterrente alla microcriminalità scoraggiando atti di vandalismo e sicurezza per i cittadini che in una città desolata, rischiano borseggi o addirittura atti di violenza fisica.

Con queste osservazioni vorrei invitare il sindaco Giulio Marini a riflettere e cercare soluzioni, urgenti con le associazioni di categoria dei commercianti, artigiani e pubblici esercizi e le parti sociali tutte, prima di attuare provvedimenti sulla scia dell’emotività suscitata da un referendum on line.

Mauro Barlozzini
direttore Ascom-Confcommercio


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