![]() Federico Ianiro Afghanistan |
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![]() Il profile di Facebook di Federico Ianiro |
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– Quando un militare parte per il fronte c’è sempre qualcuno che resta a casa e che attende notizie con apprensione.
Notizie che, fino a qualche anno fa, non era facile ricevere. Chilometri e chilometri separavano i soldati dalle loro famiglie. Qualche lettera sporadica era il massimo che ci si poteva aspettare.
Poche righe scritte in condizioni precarie, spesso di fretta. Poche righe che dovevano bastare per giorni, a volte per settimane. Un tempo infinito per chi sa di avere una persona cara in guerra. L’attesa era estenuante.
Ma il mondo cambia. O, meglio, cambia la comunicazione.
La guerra non cambia. La paura, il dolore e l’ansia di chi aspetta a casa sono sempre le stesse. Ma il potersi sentire, parlare, in alcuni casi anche vedere, cambia il modo di affrontare certe situazioni. Il contatto è più rapido, a volte addirittura istantaneo.
E’ il grande potere di Internet. Una rete invisibile e per la maggior parte delle persone ancora incomprensibile, ma utilissima e sfruttata in ogni campo. Anche in guerra.
E così, da migliaia di chilometri di distanza, dai lontanissimi teatri di conflitto che vedono impegnati ogni giorno centinaia di italiani, arrivano grazie a Internet i racconti di quei ragazzi. Brevi messaggi per rassicurare parenti e amici. Qualche riga per rinnovare alle fidanzate le promesse d’amore.
E’ il caso di Federico Ianiro, giovanissimo viterbese di stanza al 186esimo reggimento paracadusti Folgore, ora impegnato in Afghanistan, a Gulistan, Kandahar.
Ha 25 anni ed è un ragazzo come tanti. Sul suo profilo di Facebook c’è posto per gli amici, le serate in compagnia, la passione per il calcio e per le auto.
Ma c’è spazio anche per la guerra.
Federico pubblica post riguardanti i suoi colleghi caduti sul fronte. Ragazzi come lui, a volte anche più giovani, partiti con una divisa per una missione di pace e uccisi da un’esplosione improvvisa.
La guerra viaggia anche su Facebook. E su Facebook si trova anche il modo per sdrammatizzarla. Una delle foto di Federico, ad esempio, lo ritrae con i suoi commilitoni davanti a un computer con una birra in mano. “Che aria gioviale che c’era nell’aria – scrive Ianiro – se non sapessi, direi che sembra che stiamo in un tipico chiosco di mare”.
Poi ci sono i messaggi degli amici, che vogliono sapere come sta. “Fede tutto ok? Ogni volta che sento qualche notizia mi prende un colpo” scrive Maura. Appena sei ore dopo Federico risponde: “Tranquilla Maura, sto benissimo e tra qualche giorno sarò di nuovo a casa! Ci vediamo presto”. Una risposta che fino a qualche anno fa poteva arrivare con giorni di ritardo e invece è quasi immediata.
E Federico, grazie a Facebook, ha anche modo di esprimere la sua vicinanza a un altro ragazzo viterbese, militare come lui, che appena due giorni fa è rimasto ferito in un’esplosione in Afghanistan. “Sei una roccia, non mollare” è il messaggio lasciato sulla bacheca di Simone Corsi, il parà colpito domenica nel villaggio di Bala Balauk.
Poi c’è Claudia che gli manda un breve saluto da parte di un gruppo di amici e, anche questa volta, Federico risponde dopo pochissimo tempo: “Grazie, spero di rivedervi presto”.
Insomma l’angoscia e la paura non cambiano. La guerra è guerra. Internet e Facebook non fermeranno di certo le bombe e gli attentati ma, almeno, fanno sentire i soldati più vicini ai loro cari.




