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Un’occasione di crescita per la città

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Ferindo Palombella

– Bene chiudere il centro storico. Può rappresentare un’occasione di crescita anche per le attività commerciali presenti.

Si schiera dalla parte dl sì Ferindo Palombella, anche se il presidente della Camera di Commercio vede la chiusura legata a una serie d’iniziative.

“Occorre affiancare – spiega Palombella – marketing territoriale e informativo. A Siena si sa che negozi, botteghe artigiane e ristoranti sono aperti anche la domenica. Viterbo deve diventare città dell’accoglienza.

Come Camera di Commercio stiamo lavorando in questo senso, con i laboratori del gusto e i prodotti tipici.

E’ un progetto di lungo respiro, da intraprendere per step successivi”.

Sì convinto. “Sono sicuramente favorevole – osserva il presidente – chi può essere contrario a un centro storico più vivibile?”.

Da qualche parte bisogna cominciare. “Da quella medioevale, per fare poi un ragionamento più ampio. Esperienze di realtà come Orvieto o Perugia possono darci indicazioni per la giusta direzione”. Con un’avvertenza: “Dovrebbe nascere una cultura collettiva, senza fughe in avanti. Non si può chiudere subito domani, ma nemmeno mai. Finora è stato mai.

Voler fare tutto, può significare non fare niente. Ritengo giusto predisporre esperimenti pilota, nel frattempo vanno realizzate tutte le infrastrutture necessarie. A mio avviso, è importante che ci sia un cambiamento “culturale” di chi il centro lo vive, ma anche di ci ha fatto una scommessa per la vita, i commercianti e gli artigiani. Con la limitazione alle auto, le attività devono comunque essere facilmente raggiungibili”.

Finora nessun progetto è arrivato in porto. “Difficile dire il perché – osserva Palombella – rilevo però che rispetto ad anni fa, le esigenze ad esempio, dei turisti sono cambiate. Chi viene da noi, oggi sa quello che vuole. Visitare la città, trovando prodotti tipici, artigianato.

Su questo dobbiamo ragionare. Forse in passato ognuno pensava al proprio orticello, oggi le condizioni sono mutate.

Anche la crisi da una parte ci spinge a dare di più e meglio, poi le imprese sono cresciute, anche culturalmente”.


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