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“La politica accolga l’allarme dalla polizia penitenziaria”

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Paolo Bianchini, assessore provinciale al Lavoro e alla formazione

– “Bisogna creare un ponte che annulli i tre chilometri di distanza che separano il carcere di Mammagialla dalla città di Viterbo”. L’assessore alle Politiche sociali della Provincia di Viterbo, Paolo Bianchini, è intervenuto questa mattina alla manifestazione di protesta organizzata dai sindacati di polizia penitenziaria di fronte all’ingresso della casa circondariale di Viterbo. “Ho ritenuto doveroso portare la solidarietà della Provincia agli agenti di polizia penitenziaria che, arrivati al limite di una situazione ogni giorno più difficile, hanno deciso di organizzare questa protesta pacifica e legittima – afferma Bianchini -.

E’ necessario far sapere con ogni mezzo ai cittadini quello che accade all’interno delle mura di Mammagialla, perché il sovraffollamento del carcere e la carenza del personale penitenziario rappresentano un problema più ampio che riguarda tutto il territorio della Tuscia”.

“A Mammagialla ci sono quasi 300 detenuti in più rispetto a quelli che la struttura può ospitare – riprende l’assessore -, a fronte di una carenza di organico di oltre 200 unità. Spesso i detenuti sono pazienti psichiatrici difficili da gestire, che mettono a rischio l’incolumità e a dura prova le capacità professionali degli agenti incaricati di sorvegliarli. Credo che i tanti suicidi e l’atto di cannibalismo dei giorni scorsi fotografino chiaramente la situazione. A questa emergenza si potrebbe far fronte, almeno in parte, con il trasferimento di alcuni detenuti di Mammagialla nelle nuove strutture carcerarie di Velletri, Rieti e Frosinone, ma prima è necessario che il Ministero assuma un adeguato numero di guardie carcerarie, visto che il dramma di Viterbo è lo stesso di tutto il Lazio e di tutta Italia”.

“Non è più possibile rimanere sordi di fronte all’appello accorato della polizia penitenziaria – incalza Bianchini -. La casa circondariale viterbese ospita, oltre ai comuni definitivi e in attesa di giudizio, soprattutto detenuti in regime di 41 Bis e di Alta Sicurezza, ma la carenza di personale fa sì che l’isolamento previsto non possa in sostanza venire garantito, e che quindi si moltiplichino senza troppi ostacoli i contatti dei mafiosi con l’esterno. I sindacati hanno lanciato un allarme sociale: Viterbo e la Tuscia, territori considerati a bassa infiltrazione criminale, sono, infatti, ormai esposti ad un enorme rischio, quello cioè di divenire la sede stabile di appoggi logistici e di veri e propri centri di malaffare. Le criticità di Mammagialla diventano dunque emergenze di tutto il nostro territorio: la politica e le istituzioni devono battersi al fianco della polizia penitenziaria per chiedere la diminuzione del numero dei detenuti e l’aumento delle unità di personale, e devono allo stesso tempo vigilare sulle infiltrazioni criminose sempre più evidenti nella Tuscia, altrimenti fra qualche anno non ci sarà più modo di arginare questi processi”.

“Invece di ricorrere di nuovo a soluzioni provvisorie che non servono a nessuno e che fanno diventare Mammagialla il refugium peccatorum di tutto il Centro Italia, a scapito degli agenti penitenziari che sono padri di famiglia, e di tutti i cittadini della Tuscia – conclude -, è necessario che il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia nomini un direttore della casa circondariale che sia in grado di occuparsi al meglio delle criticità della struttura, di battersi per i diritti di chi vi lavora e di chi vi sta scontando la propria pena, e di collaborare con istituzioni ed enti locali per salvaguardare il nostro territorio”.


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