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Riceviamo e pubblichiamo – Viaggio di ritorno da una riunione di lavoro a San Pietroburgo, una città magnifica e maestosa, la prospettiva Nevsky, la Duma, e ancora le tracce, nella gente, di un ordine imposto, la memoria ancora tangibile di libertà negate, di pensieri inespressi e repressi.
L’aereo dell’Alitalia parte in perfetto orario, servizio molto migliorato, gentilezza e professionalità. Il volo arriva persino in anticipo all’aeroporto di Fiumicino, sono le 19,10, forse riesco a prendere il treno per Orte delle 19,58. Per fare presto ho solo bagaglio a mano.
Arrivo alla stazione Fs dell’aerostazione alle 19,30 minuto più minuto meno. Tutto sembra perfetto e mi dico che, tutto sommato, il nostro è un Paese che può coniugare l’organizzazione alle libertà individuali e ad uno stile di vita “mediterraneo” nel senso positivo del termine. “Che bella l’Italia, ce la possiamo fare”. Il treno sembra in orario e malgrado le biglietterie elettroniche che non emettono il biglietto, la cortesia del personale allo sportello mi mantiene il buon umore.
Ma, come nei migliori horror hollywoodiani, l’incubo è dietro l’angolo. Il treno si muove sulle rotaie, apro il libro giallo, e mi dico, forse riesco a finirlo nelle 2 ore di viaggio. Stazione Tuscolano, il treno si ferma. Quindici minuti di sosta per interruzione della linea a Civita Castellana per un incendio scoppiato nel primo pomeriggio. Ancora non prendo coscienza che sono entrato con tutti e due i piedi “nell’inferno dei treni regionali”.
Non c’è problema, nessuna preoccupazione, ci pensano le Fs. Il treno riparte con circa mezz’ora di ritardo e dopo pochi minuti arriva a Tiburtina. Un dipendente del treno, con fare sbrigativo, ci dice che dobbiamo scendere perché il treno non andrà oltre Settebagni causa incendio.
Sono oramai quasi le 21. Gli chiedo se passerà un nuovo treno, lui risponde di non preoccuparsi, passerà quello delle 21,47, ora però bisogna scendere. Apprendo che alle 21 inizia lo sciopero del personale Fs. Inizia un’altalena di voci metalliche, sintetiche che annunciano arrivi di treni per Orte, cambi sulla linea direttissima per evitare l’incendio, poi ritardi, 10, 20, 30… 60 minuti; arrivano treni che si fermano, saliamo, ma ci dicono che sono a fine corsa e dobbiamo scendere di nuovo.
Siamo frastornati e non solo noi, anche i dipendenti delle Fs, presenti al famigerato binario 24, che non hanno notizie e non possono indirizzarci o consigliarci. Senza crederci molto, ci dicono che prima o poi un treno per Orte passerà. Guardo il tabellone: i treni sulla linea lenta con 60 e 50 minuti di ritardo, l’espresso per Bologna con 260 minuti di ritardo… ma perché?, quello viaggia sulla linea direttissima, e mica c’è l’incendio, boh.
Arrivano ignari clienti, tanti, si fuma, si chiacchiera, la situazione tutto sommato è calma anche se a Tiburtina sul Binario 24 siamo lontani da tutto, distributori dell’acqua e da informazioni dovute quanto meno per rispetto di viaggiatori che pagano il biglietto e contribuiscono a mantenere in piedi l’azienda”.
Paura a muoversi, magari mentre vado a comperare l’acqua passa il treno! Dopo circa 2 ore, sono passate, o vicine le 23, decido e chiamo casa di un amico a Roma e gli dico che lo raggiungerò per passare la notte da lui, sono stanco. Mentre prendo la rampa che mi porterà all’uscita, arriva l’annuncio dell’arrivo del treno per Orte… ha detto “Orte”, badate bene. Salgo, telefono a mia figlia e le annuncio un epilogo felice, può organizzarsi per venirmi a prendere a Orte.
Appena sul treno, mentre le porte si chiudono, la scritta sul tabellone cambia e con orrore appare Poggio Mirteto… Si saranno sbagliati, d’altronde nelle stazioni seguenti sul tabellone è scritto “Orte”. Tranquilli… apro il libro e ricomincio a leggere. Dopo un’ora, saranno circa le 24, arriviamo a Poggio Mirteto e con i soliti modi sbrigativi un dipendente del treno ci dice “fine corsa…scendete”. Come “scendete?” “ma perché non ce l’avete detto prima che si fermava a Poggio Mirteto? Perché l’odiata voce meccanica continuava a ripetere Orte?” “perché non mi avete lasciato andare a dormire dai me amici a Roma?”. Ci dice “ora arrivano gli autobus che vi porteranno a Orte, andate sul piazzale”.
Il paradosso è che i pochi italiani, oramai rassegnati da decenni di Fs come sinonimo di disorganizzazione, con calma aspettano sul piazzale, mentre molti lavoratori stranieri, che comunemente popolano i treni a quegli orari dopo giornate lunghe di lavoro precario o “in nero”, si ribellano e urlano rivolti ai dipendenti della stazione che candidamente ci dicono “noi non c’entriamo niente(!?)”.
Arrivano i carabinieri, ma niente autobus. I bar sono tutti chiusi, non si può bere, mangiare qualcosa. Verso l’una di notte arrivano 3 bus, e ci caricano, facciamo tutte le stazioni intermedie e alle 2 di notte arriviamo finalmente ad Orte. Durante il viaggio l’autista ci dice che sono venuti a “salvarci”. Il sorriso di mia figlia mi mette di buon umore, ma appena in macchina crollo in un sonno profondo.
San Pietroburgo (Russia) – Fiumicino (Italia) 3 ore di volo
Fiumicino (Roma) – Orte (Viterbo) 6 ore di non so che…
Andrea Vannini
