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“La cultura come identità nazionale e settore produttivo”

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Fabio Rampelli con Luca Giampieri

Fabio Rampelli con Luca Giampieri

Riceviamo e pubblichiamo – A margine del dibattito svoltosi nella giornata inaugurale di Atreju che vedeva confrontarsi Fabio Rampelli, Andrea Marcucci e Marcello Veneziani sul connubio tra cultura e sviluppo economico nazionale, i ragazzi della Giovane Italia Viterbo hanno incontrato il deputato del Pdl Fabio Rampelli.

Rampelli ha approfondito insieme ai giovani militanti viterbesi i temi affrontati durante la conferenza; interrogato sul come far fruttare al meglio il patrimonio culturale italiano affinchè diventi una vera risorsa economica.

Rampelli ha spiegato che “bisogna sfruttare la globalizzazione per veicolare la nostra identità che precede la costituzione dello stato italiano affinchè si possa sviluppare finalmente la cultura come settore produttivo. Oggi si paga lo scotto del monopolio culturale, durato 60 anni, di una sinistra per sua natura internazionalista, anti-patriottica e anti-italiana”.

“La materia culturale – continua Rampelli – diventa scadente nel momento in cui non si ha un orgoglio nazionale da mostrare e all’epoca i partiti di governo non lo annoveravano di certo tra le loro priorità. La cultura ha così smesso di comunicare con il popolo, diventando una nicchia settaria chiusa nel proprio sentimento di superiorità, difficilmente fruibile e spesso di scarsa qualità. Per portare un esempio calzante non è tollerabile che negli Stati Uniti si producano film di successo mondiale come il gladiatore mentre in Italia si resti impantanati col Caimano”.

“Una ricetta pratica per cercare di migliorare e risolvere lo stato attuale – dice Rampelli – è quella di liberarsi dalle vecchie impostazioni che impediscono la gestione della cultura, con questo intendo dire che non sono contrario al dare spazio ai privati che possono assicurare meglio di altri una gestione più virtuosa e rispettosa delle esigenze del popolo, una gestione che non si limiti alla mera conservazione, ma sfoci nella promozione e nella valorizzazione dei gioielli di casa nostra.

Di qui il ruolo dello stato imprenditore, e non gestore, della cultura che ne stimoli l’innalzamento della qualità attraverso politiche strategiche di sostegno al settore, anche grazie al necessario coinvolgimento dei privati e degli enti internazionali. Con questo non intendo suggerire la svendita dei nostri beni e monumenti culturali tutt’altro, dobbiamo recuparare quell’impostazione conservatrice che permetta di trasmettere i valori che sono insiti nel monumento o nell’opera altrimenti perdono gran parte del loro valore”.

Al deputato è stato infine chiesto se la minore percezione dell’identità nazionale all’interno del centro destra è dovuta maggiormente alla presenza, all’interno della coalizione di Governo di un partito antipatriottico come la Lega, oppure all’esistenza all’interno del Pdl di certe sensibilità che non annoverano nell’humus politico-culturale di appartenenza un forte senso dell’identità nazionale.

Rampelli ha spiega che secondo lui possa dipendere da entrambi gli aspetti. “La presenza della Lega va certamente gestita – dichiara – è importante mantenere un equilibrio, ci sono quelle battaglie alle quali non si può in alcun modo rinunciare, come quella per i festeggiamenti del 17 marzo, che rivendichiamo con orgoglio. Allo stesso tempo anche la Lega ha accantonato l’opzione secessionista in virtù dell’alleanza col Pdl. Di certo è necessario effetture un esercizio al nostro interno per comprendere la nostra identità e come promuoverla sul territorio e nel mondo. Non riesco a capacitarmi di come per citare un esempio su tutti, nell’expo di Milano non sia individuabile nulla di prettamente italiano e per italiano intendo tutta quella cultura che và dall’Impero romano all’architettura razionalista”.

Giovane Italia Provincia di Viterbo


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