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– Verrà inaugurata sabato 10 settembre alle 10,30 in Sala Regia la mostra itinerante curata dalla Banca di Viterbo Credito Cooperativo con il patrocinio del Comune di Viterbo, “L’Automobile di Leonardo”.
L’iniziativa è stata illustrata questa mattina a Palazzo dei Priori dai vertici del locale istituto di credito, il presidente Luigi Manganiello e il direttore generale Massimo Caporossi, e dal vice sindaco Enrico Maria Contardo.
Presenti in conferenza anche il presidente del collegio sindacale della banca Roberto Migliorati e il vice presidente Vincenzo Fiorillo, nonchè i consiglieri comunali Umberto Fusco e Andrea Marcosano.
“Vista l’importanza dell’iniziativa – ha sottolineato Contardo – e soprattutto considerata la durata dell’evento espositivo, sarebbe interessante coinvolgere anche l’assessorato alla Pubblica Istruzione per permettere ai ragazzi di visitare e conoscere questa mostra. Fino al 23 settembre l’Automobile di Leonardo resterà esposta al pubblico e le scuole riapriranno nei prossimi giorni.
Credo – continua – sia un’occasione da non perdere. La Banca di Credito Cooperativo in questo primo secolo di storia si sta facendo promotrice di tutta una serie di importanti iniziative e celebrazioni. E proprio a questo proposito siamo in attesa di ricevere dalla Sovrintendenza l’autorizzazione a poter procedere con l’istallazione di cento steli di rose in un angolo della città, nei pressi di via San Bonaventura”.
“E’ un anno molto importante per la nostra banca – ha aggiunto il presidente, l’avvocato Manganiello -: già nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di celebrare il nostro anniversario in Sala Regia. E proprio con la Sala Regia proseguiamo con questa mostra dedicata ad un grande artista come Leonardo”.
La mostra è stata allestita a Parigi, Pechino, Berlino e Tunisi, ma anche a Torino e Roma. Ora è la volta di Viterbo.
Orari della mostra: dal 10 al 23 settembre, dal lunedì al venerdì dalla 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 18,30. il sabato dalle 9 alle 12,30 e dalle 16 alle 19. La domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
L’automobile di Leonardo
Forse chiamarla “automobile” è un po’ pretenzioso, ma sta di fatto che Leonardo, in pieno Rinascimento, aveva progettato un dispositivo dotato di ruote in grado di percorrere alcuni metri di strada in completa autonomia.
Studiata per stupire i notabili dell’epoca alle feste di corte, la bisnonna delle moderne automobili era mossa da una coppia di molle a spirale, del tutto simili a quelle utilizzate sulle macchinine giocattolo del secolo scorso. Era dotata di un rudimentale dispositivo, simile ai moderni differenziali, che permetteva di farla sterzare.
Dopo oltre 5 secoli di mistero e di tentativi più o meno riusciti, gli studiosi di Leonardo sono finalmente riusciti a dare un significato agli schizzi del foglio 812r del Codice Atlantico e a realizzare tre prototipi del carro semovente immaginato dal genio fiorentino. La loro costruzione ha coinvolto esperti delle più varie discipline: ingegneri, progettisti e anche esperti di robotica, come l’americano Mark Rosheim che ha tradotto in un vero e proprio capolavoro di meccanica gli appunti di Leonardo.
L'”automobile” di Leonardo era rimasta a lungo un enigma, soprattutto a causa della documentazione incompleta offerta dai disegni pervenuteci. Per questo i precedenti tentativi di ricostruzione erano falliti. Un’attenta analisi ha permesso di comprendere l’intuizione di Leonardo: le molle a balestra visibili nella parte superiore del disegno vinciano non costituiscono il motore, come si era a lungo creduto, ma servono a regolare il moto; la propulsione è invece garantita da una coppia di molle a spirale contenute in tamburi sotto il carro.
I tre modelli sono stati ricostruiti con estrema fedeltà ai progetti originali: in fase progettuale sono stati utilizzati modelli 3D ricavati dagli schizzi, mentre in fase di realizzazione, il laboratorio scenografico Opera Laboratori Fiorentini ha utilizzato materiali e tecniche costruttive plausibili per l’epoca nella quale sono stati progettati.
Il primo è un modello di grandi dimensioni (150 x 170 cm); il secondo, in scala minore (50 x 60 cm), è stato utilizzato per i test di funzionamento: su strada ha percorso trenta metri, spinto soltanto dalla forza delle molle; infine il terzo modello è “esploso” per evidenziare in maniera didatticamente efficace i singoli componenti meccanici del carro semovente.


