– “Siamo costretti a ripeterlo: questa manovra non contiene le misure che servono al Paese per superare una congiuntura che ha assunto aspetti drammatici e porre le basi per il rilancio competitivo dell’economia. E’ urgente affrontare il tema delle riforme strutturali e adottare scelte coraggiose e credibili in direzione della crescita, per non precludere il futuro ai giovani”.
Dopo il voto di ieri alla Camera, Luigia Melaragni, segretaria della Cna associazione provinciale di Viterbo, conferma il giudizio negativo espresso sul documento approvato dal Senato, sottolineando che “è il momento della responsabilità.
Dal confronto che abbiamo quotidianamente con le imprese, emerge un quadro preoccupante: drastica riduzione del lavoro, dovuta sia al taglio netto degli investimenti nelle opere pubbliche sia alle difficoltà e all’impoverimento delle famiglie, che si riflettono negativamente sui consumi; grande crisi di liquidità, anche a causa dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione; calo di fiducia nella ripresa.
La manovra, il cui effetto è un inasprimento della pressione fiscale, va a colpire un mondo produttivo che resiste con fatica, senza però indicare interventi di stimolo alla crescita, comprese le riforme a costo zero. Ciò non è sopportabile dal nostro tessuto imprenditoriale”.
“Abbiamo già detto che occorre un nuovo patto sociale per condividere, con responsabilità, sì sacrifici ma anche obiettivi. Si faccia in fretta, perché non c’è più tempo” dice la segretaria provinciale della Cna.
Melaragni è in sintonia con Ivan Malavasi, presidente nazionale della Cna e, da luglio, di Rete Imprese Italia, secondo il quale “siamo costretti a bere una medicina amara che, da sola, non potrà portare miglioramenti e benefici all’economia, all’impresa e al lavoro. La manovra è depressiva, non riduce la spesa pubblica improduttiva, non contiene strumenti in grado di stimolare la crescita. Si rafforza dunque l’esigenza di scelte politiche e di azioni in grado di rilanciare lo sviluppo e di incidere sul deficit e sul debito. Rimangono ancora aperti tutti i problemi legati alle riforme strutturali -ha proseguito Malavasi-, alla capacità di invertire un percorso che rischia di ipotecare il futuro delle giovani generazioni e dell’intero Paese”.
