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Stato di calamità a Canepina, ok alla mozione

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Palazzo Gentili

Palazzo Gentili, sede della Provincia di Viterbo

– Di seguito riportiamo il testo delle tre mozioni (presentate dai consiglieri Palozzi, Mantuano, Bartolacci, Staccini e Meraviglia) approvate ognuna all’unanimità questa mattina in consiglio provinciale.

L’interrogazione del consigliere Mantuano, poi, è stata integrata con un voto unanime del consiglio provinciale sull’intitolazione (proposta sempre da Mantuano) della sala delle riunioni delle commissioni consiliari ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vittime di attentati di mafia nel 1992.

 


Il centro abitato di Canepina è interessato, nel settore ovest, dalla confluenza di due fossi denominati Ripa e Santa Rosa; tali corsi raccolgono l’acqua meteorica da bacini imbriferi posti a ridosso del paese a una quota superiore, mediamente, di 200 metri e aventi un’estensione complessiva di  325 ettari.

La sera del giorno 19 settembre, dalla lettura dei dati pluviometrici diramati dal centro funzionale regionale, si evince la caduta sul territorio in questione di circa 50 millimetri di acqua meteorica nel giro di un’ora pari quindi a 50 litri di acqua al mq; dai dati esposti è possibile riscontare la massa d’acqua precipitata a valle mentre non è facilmente immaginabile l’azione devastante di tale evento.

La pendenza dei terreni e la meccanizzazione per la lavorazione degli stessi ha innescato un dilavamento a forte velocità.

La velocità di scorrimento ha inevitabilmente comportato una maggior erosione ed il conseguente trasporto di fango, di grossi massi e di materiale legnoso che sono andati ad ostruire prima l’alveo dei fossi e successivamente la sezione dei collettori sotto il centro abitato i quali in più punti sono letteralmente esplosi con la fuoriuscita del fango e di tutti i materiali che trasportava.

L’effetto di tale evento ha comportato ingenti danni al sistema infrastrutturale dei collettori fognari (sistema misto), al patrimonio immobiliare sia pubblico che privato e in ultimo a numerosi veicoli privati parcheggiati.

Più precisamente:

– La briglia di rallentamento posta all’inizio di via Viterbo è saltata, il collettore principale di via Viterbo , come già detto, è esploso in più punti e a valle, in piazzale Sandro Pertini si è aperta una voragine a causa del cedimento dello scatolare che confluisce i fluidi del paese nel fosso della Ferriera. Su tale fosso, in ultimo, sono saltate per un tratto di circa 80 metri, le protezioni costituite da gabbionate e inoltre si è svuotato l’alveo per effetto di fenomeni di sifonamento determinato dalla forza delle acque; quanto descritto ha comportato inevitabilmente movimenti franosi lungo le sponde del fosso fino alla località denominata Cornacchiola, tale evento è particolarmante evidente all’altezza del piazzale A. Daolio.

– I tratti confluenti alla sezione principale sono anch’essi stati danneggiati e in particolar modo presso il giardino comunale in via Giovanni XXIII e in via Tonnazzano.

– L’alveo dei fossi, all’ingresso del paese (Ripa, Santa Rosa, Frangette), facente parte del sistema di raccolta delle acque sono assolutamente ostruiti da massi e detriti legnosi.

– L’immobile comunale che ha subito ingentissimi danni è il complesso del convento dei Padri Carmelitani dove ha sede il Museo delle Tradizioni Popolari, la chiesa San Michele Arcangelo e la sede Avis; in tale complesso si rilevano danni strutturali nell’ala ovest e a tutti gli intonaci delle pareti al piano terra nonché a tutte le suppellettili (computer, mobilio ecc..) in esso contenute;

– Per quanto riguarda beni mobili e immobili di privati danneggiati e/o distrutti dall’evento calamitoso del 19 settembre sono state censite ben 47 richieste di danni ricevuti e si ha ragione di supporre che tale elenco sia provvisorio per effetto di continue segnalazioni e aggiornamenti; in tale elenco provvisorio e riportata la segnalazione di 16 autovetture distrutte.

E’ chiaro che oltre i danni, sinteticamente descritti, è necessario porre in essere la realizzazione di manufatti che impediscano che tali eventi abbiano a ripetersi, perché se pur vera l’eccezionalità dell’evento del 19 settembre è anche vero che lo scorso anno in data 5 ottobre si è verificato un evento simile che ha provocato danni ingentissimi per i quali fu richiesto lo stato di calamità naturale non riconosciuto.

Per quanto esposto e per i dati in possesso si ritiene che per le opere infrastrutturali di riparazione e di prevenzione, da porre in essere , saranno necessari circa due milioni di euro e si ritiene inoltre che per il ristoro dei danni subiti dai privati sia necessario poter disporre di circa 300mila euro.

Per quanto sopra esposto si chiede di far sì che il presidente, la giunta e il consiglio della Regione Lazio si impegnino a mettere in atto tutte le azioni necessarie per far sì che sia riconosciuto, nel più breve tempo possibile, lo stato di calamità al Comune di Canepina come già ”richiesto dal presidente della giunta provinciale in data 20 settembre e dalla giunta comunale di Canepina in data 19 settembre.

L’amministrazione provinciale nei suoi organi tecnici (settore Lavori pubblici e Ambiente) mettano in atto le azioni necessarie alle opere di competenza al fine di prevenire tali eventi.

Maurizio Palozzi
Consigliere provinciale Pd

 


 

Premesso che la situazione della casa circondariale di Mammagialla a Viterbo rappresenta una situazione di criticità e di pericolo sia all’interno dell’istituto stesso sia per il nostro territorio; che il 19 settembre presso il carcere di Mammagialla si è tenuta una manifestazione di protesta promossa dai sindacati di polizia penitenziaria i quali hanno rilasciato un comunicato di cui si riassumono, di seguito, i punti salienti relativi alle criticità di cui all’oggetto:

Sovraffollamento: sono presenti quasi 300 detenuti in più rispetto a quanti la struttura ne possa ospitare. Per converso l’organico presentauna carenza di oltre 200 unità. A ciò si aggiunge l’aggravante di una presenza di ben 175 detenuti di alta sicurezza (tipo boss mafiosi, killer assoldati dai clan mafiosi, figure che compaiono nell’ambito delle associazioni mafiose) che sono stati assegnati a Mammagialla dal dipartimento centrale, mentre la capienza dell’istituto per questo tipo di detenuti è solo di 150 unità;

– Pericolose commistioni: questa presenza di detenuti di alta sicurezza superiore alla capienza, comporta una pericolosa commistione tra questo tipo di detenuti ed i reclusi comuni che compromette anche la sicurezza del territorio. Sembra impossibile, ma se si considera che i detenuti comuni non hanno particolari restrizioni sulle comunicazioni con l’esterno, (al contrario di quelli di alta sicurezza che subiscono queste restrizioni proprio in virtù del loro potenziale mafioso e della loro abilità ad infiltrarsi nel tessuto sociale), non è difficile capire che, proprio a causa di questa commistione, i detenuti comuni possono potenzialmente diventare un canale di raccordo con l’esterno, pur non condividendo la stessa cella;

– Presenza criticità psichiatriche: il sovraffollamento è aggravato dalla mancanza di adeguate professionalità specialistiche (solo tre psichiatri per 750 detenuti, a fronte di oltre 100 che presentano patologie psichiatriche, di cui 20 definite “acute”. La loro gestione è pressoché impossibile in ambiente penitenziario, tanto che si sono verificati casi eclatanti di una gravità assoluta;

Mancanza di un direttore titolare: continua a permanere, nonostante numerose sollecitazioni agli organi competenti, l’assenza di un direttore titolare la cui presenza fissa è fondamentale e indispensabile in una struttura complessa ed in situazione esplosiva quale si presenta Mammagialla.

– Carenza di organico: in particolare si verifica tale carenza presso il nucleo traduzioni (figura indispensabile), piantonamenti e autisti. Il personale è costretto a turni massacranti nonché a spostamenti continui e prolungati che comportano pericoli per la propria sicurezza e incolumità, tenendo conto anche dei mezzi utilizzati che non risultano più adeguati. Inoltre il personale deve addirittura anticipare le spese di detti spostamenti;

Rilevato che il carcere di Viterbo, più malato di altre strutture penitenziarie dello stato, ha necessità evidente e assoluta di un rinforzo di uomini, mezzi e fondi; il consiglio provinciale impegna il presidente e l’assessore provinciale competente a mettere in campo tutte le azioni necessarie e idonee per l’approfondimento delle tematiche sopra esposte eper il loro superamento.

Gianluca Mantuano
Capogruppo Pdl

 

 


 

 

Premesso che la Provincia ha ampie responsabilità di controllo per assicurare la protezione ambientale in materia di aria e di emissioni da impianti industriali.

Considerato che sempre più spesso i Comuni accettando sostanziose “compensazioni” economiche tollerano “sistemi” inquinanti sui loro territori e che alla  luce di tali pratiche questi ultimi perdono obiettività di giudizio in merito alle valutazioni  delle conseguenze provocate della realizzazione di questi impianti industriali.

Premesso che la Provincia di Viterbo, nella sua attività di coordinamento territoriale, deve essere messa nelle condizioni di accedere a tutte le informazioni al fine di garantire un sereno ed obiettivo controllo sulle attività di emissione di sostanze inquinanti di origine industriale e sulle istallazioni di impianti industriali, con lo scopo di assicurare una efficace azione in difesa del territorio.

Sottolineando che per questo motivo la Provincia di Viterbo si pone accanto ai propri cittadini in sostegno della salute, della salvaguardia ambientale e della piena informazione degli stessi.

Considerato che occorre un’estrema attenzione al problema dell’impatto sulla salute delle emissioni di tali tipi di impianti industriali anche alla luce dello studio della Regione Lazio Asl pubblicato nel dicembre 2010 nel quale si legge testualmente che per le popolazioni del territorio di Civitavecchia, Tarquinia, Allumiere, Tolfa e Santa Marinella rispetto alle restanti popolazioni del Lazio, non tralasciando Tuscania, Montalto e Monte Romano “Per le cause tumorali, gli uomini presentano un eccesso di mortalità per i tumori totali, e in particolare per il tumore polmonare, della pleura e  del tessuto linfoematopoeitico. Tra le donne si osserva un eccesso di ricoveri per tumore alla mammella nel secondo periodo in studio” e che in generale si rivela “un eccesso di patologie croniche dell’apparato respiratorio”.

In particolare, si rileva la potenziale pericolosità per le popolazioni in ragione anche dell’incidente occorso il 26 agosto 2011 nella centrale Tvn in cui l’incendio di un trasformatore ha provocato una fìtta nube persistente che ha coperto un’importante parte del territorio provinciale.

Considerato che non vi è stata alcuna informazione ai cittadini durante tutto il periodo di persistenza della nube in merito alla possibile pericolosità della stessa ed ad eventuali misure precauzionali da prendere in pendenza di accertamento sulla reale entità del danno ambientale e che questo ha generato uno stato di acuta preoccupazione diffusa nella popolazione soprattutto per la salute delle categorie vulnerabili quali anziani, bambini e donne in gravidanza.

Rilevato che nella stessa area per dichiarazione della stessa Enel il carbonile ospita 300mila metri cubi di polveri di carbone a cielo aperto che si disperdono nell’ambiente circostante con effetti cancerogeni sull’intera catena alimentare e pregiudicando seriamente la salute dei cittadini.

Considerato che malgrado da lungo tempo si sia dibattuto sulla copertura del carbonile e sempre più spesso si sente parlare del raddoppio del carbonile di Tarquinia e che i cittadini hanno diritto alla piena informazione su un intervento di questo tipo.

Considerato che sul territorio del comune di Montalto di Castro, provincia di Viterbo, insiste già una centrale a policombustibili per la produzioni di energia elettrica che, in aggiunta alle “centrali” di Civitavecchia, forma uno dei più grandi agglomerati industriali d’Europa.

Considerato che, una politica energetica priva di una seria programmazione ha trasformato il territorio della provincia di Viterbo in una delle aree più martoriate della nazione sia dal punto di vista ambientale che da quello della salute dei cittadini.

Considerato che nel nostro territorio, anche in una chiara situazione di sopraproduzione energetica, si verificano, da parte di molteplici società operanti in questo settore (come il recente caso di Terna a Tuscania), massicci e continui investimenti invasivi che finiscono per dilaniare la bellezza della nostra provincia.

Il consiglio provinciale di Viterbo chiede la convocazione urgente di un tavolo di programmazione al quale dovranno essere presenti i responsabili Enel, i rappresentanti dell’Arpa Lazio e dell’osservatorio ambientale. Questo al fine di valutare nel suo complesso le strategie energetiche attuate sul nostro territorio, stimando le criticità ed esigendo delucidazioni e dati sugli avvenimenti occorsi il 26 sgosto, sui livelli di sicurezza del carbonile e sullo stato d’avanzamento d’operadel suo raddoppio.

Chiede all’ufficio tecnico della Provincia di Viterbo di verificare e di mettere a disposizione tutta la documentazione riguardante la produzione di energia con particolare attenzione alla veridicità delle voci di un possibile raddoppio del carbonile sul territorio.

Afferma la necessità di ricoprire al più presto il carbonile considerandolo un’inaccettabile minaccia alla salute dei cittadini ed esprime la propria contrarietà a qualsiasi progetto di estensione dello stesso.

Rileva che i dati del rilevamento della qualità dell’aria sono di assoluta difficile lettura per i cittadini ed invita i responsabili della pubblicazione a semplificarne la lettura.

Nota che talvolta i dati non sono disponibili senza specificarne la ragione. Ad esempio proprio il 26 agosto esattamente in località Fiumaretta, molto vicina alla centrale, la misurazione della anidride solforosa non è disponibile. Zolfo che tra l’altro risulta una delle sostanze di maggiore dispersione. Invita pertanto a indicare la causa delle continue omissioni nelle pubblicazione dei dati.

Rileva altresì che il monitoraggio è operato dalle 11 centraline dell’osservatorio ambientale che sono poi integrate con i rilevamenti operati con le centraline Regionale di Rilevamento della Qualità dell’Aria e che non sempre i dati coincidono (Ozono il 26 agosto 2011) e ritiene che ciò contribuisca alla mancata trasparenza e informazione del cittadino.

Si premura di inviare e far pervenire copia della suddetta comunicazione a tutte le autorità competenti con l’obiettivo di ricevere nel minor tempo possibile risposte esaustive in merito.

Richiede ad Enel, Arpa e osservatorio ambientale tempestiva risposta alla presente mozione.

Interessa le Procure competenti di Viterbo e Civitavecchia affinché vigilino sulle importanti tematiche e le perplessità contenute da questa missiva e garantiscano la ferrea attuazione delle normative vigenti in materia ambientale da parte degli impianti industriali e degli stessi organi di controllo/informazione competenti.

Alfio Meraviglia
Roberto Staccini
Fabio Bartolacci
Consiglieri provinciali Pdl


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