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– Patrizia li guarda e sorride. Sono l’orgoglio di mamma.
E lui, il suo uomo, l’amore di una vita.
Alle 12 a Santa Barbara la famiglia Laezza, quattro facchini e una guida, sono nella prima parte di una lunga giornata. Inizia a quest’ora il Trasporto della Macchina di Santa Rosa. E inizia con la vestizione. (Fotoracconto)
La fascia rossa che gira e passa di mano in mano.
Il fazzoletto bianco perfettamente piegato e stirato. Le camice linde e inamidate. E’ tutto pronto. La famiglia dei Laezza va al Trasporto. Quel giorno che aspettano da 12 mesi. A casa Laezza tutto parla di Santa Rosa, tutto trasuda Trasporto del 3 settembre. Bianchi e rossi i fiori e gli oggetti. E ancora foto, medaglie e onori ricevuti da tutti loro per aver partecipato a trasporti e non solo.
Mamma Patrizia guarda il marito Benito e i tre figli Antonio, Bruno e Gabriele e il nipote Diego che si preparano per uscire. Tutti vestiti uguali, tutti pronti per portare la Macchina in trionfo.
Entrare alle 12 dentro una casa dove si veste un facchino è come entrare a far parte di una tribù che ha da secoli i suoi riti. Poi se il facchino non è uno ma quattro, le emozioni si moltiplicano esponenzialmente e si leggono su i volti di tutti. Mogli, figli, fidanzate, nipoti e parenti vari.
Sono tutti ammirati e i bambini, già minifacchini, cercano in ogni modo di imitare i loro papà e il loro nonno.
Già perché facchino si nasce e la famiglia Laezza ne è la dimostrazione.
Il capotribù Benito, facchino dal 1978, da tre anni è una guida. Ha lasciato il testimone ai suoi figli. Quest’anno il più piccolo è al primo Trasporto. E l’emozione è palpabile.
Ma il motore di questa tribù non solo loro di bianco vestiti, ma le donne che sono intorno che rendono ogni aspetto della vestizione un momento magico.
Luisa, moglie di Antonio e madre di Benito junior, aiuta un po’ tutti: “Sono 15 anni che sto con Antonio ma è sempre un’emozione unica”.
Claudia, fidanzata di Gabriele, è la più spaesata. Al primo Trasporto come il suo ragazzo. “Prima non ero così presa da Santa Rosa ma da quando sono diventata la fidanzata di un facchino tutto è cambiato e le emozioni si sono moltiplicate”.
Arianna, moglie di Diego, continua a sorridere mentre guarda quel gran caos di camice e nastri rossi che gli passano davanti.
A casa Laezza si sorridere e un po’ ci si commuove anche. Fanno davvero emozionare così tanti e tutti in attesa di varcare la soglia di casa per andare a sollevare la Macchina. “Visto quanti siamo? – dice sorridendo il capo famiglia – Tutti facchini. Tutti pronti per andare alla Macchina. Io ormai faccio la guida, l’ultima macchina l’ho portata quattro anni fa. Ma il trasporto che ricordo con più emozione è il primo nel ’78, quando ho avuto l’onore di portare Volo d’Angeli”.
La macchina che è nel cuore di tutti i viterbese.
“Ricordo anche il trasporto del 1986 fu un anno particolare che non scorderò mai”. Poi smette di parlare. Raccontare quel trasporto a poche ore dal “sollevate e fermi” non va bene.
“In questa casa – racconta Luisa – non si parla che del trasporto e non solo a settembre, ma 12 mesi all’anno. Tutti sono coinvolti e i bambini sono anche minifacchini del Pilastro”.
Buon sangue non mente.
Ma la più tesa di tutti è Patrizia. La donna che questa tribù di uomini l’ha allevata e cresciuta. “Ogni anno è una nuova emozione anche se la parte che preferisco è quando arriva la macchina e Santa Rosa. Quando la posano a terra”. Quando Patrizia torna a respirare dopo essere stata in tensione per tutto il giorno. “Quando la macchina si posa è una liberazione”. Difficile non crederle.
Ma per quel momento c’è tempo.
Ora si va verso Palazzo dei Papi il giro delle sette chiese sta per iniziare.






