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(g.f.) – Se n’è andato sei mesi dopo la scomparsa della moglie Lucia. Dopo sessantacinque anni di vita insieme.
Una vita intensa quella di Socrate Sensi, non solo imprenditore, ma anche padre e nonno attento. Così è stato ricordato ai funerali alla basilica di Santa Rosa. Con la voce rotta dall’emozione, la nipote Cristiana, parlando a nome di tutti e sei, ha ricordato il cammino di onestà e generosità del nonno Socrate (fotocronaca).
“Quello che ci sentiamo di dirti – ha detto Cristiana – è grazie per essere stato un marito eccezionale, per avere riservato alla nonna tutto l’amore e il rispetto che una donna possa desiderare nella vita. Grazie perché vedere gli occhi pieni d’amore con cui sorridevi alla nonna dopo 65 anni insieme, quando con le parole non potevate più esprimere il grande sentimento che vi ha sempre legati, è stata un’emozione che non dimenticheremo mai”.
L’emozione è forte e s’interrompe più volte. Le sono accanto non solo i familiari, ma tutte le persone, circa trecento, venute a dare l’ultimo saluto a Sensi. Politici, imprenditori, gente comune e molti di quei lavoratori che negli anni sono stati alle sue dipendenze.
Un grande uomo, ha ricordato una di loro. “Sempre presente in ogni occasione e per ogni necessità. Era disponibile e generoso il nostro cavaliere. Un abbraccio alla famiglia, da noi che ha sempre considerato la sua seconda grande famiglia”.
A celebrare la funzione, padre Ubaldo Terrinoni, lo stesso che tanti anni fa è rimasto accanto a Socrate Sensi dopo la morte in un incidente del figlio Carlo 24enne, aiutandolo a superare un dolore, che gli è comunque rimasto dentro. Come la nipote ha ricordato. “Hai saputo conciliare i tuoi successi da imprenditore, i tuoi ruoli di padre e marito, il tuo impegno nel sociale, con un grande dolore che hai portato in silenzio nel cuore per tutta la vita.
Grazie per averci trasmesso la tua grande fede in Dio, che è quella che oggi ci fa credere fortemente che tu sia accanto alla nonna Lucia e al tuo amato Carlo”.
Se ne va un uomo che ha segnato la storia di Viterbo, amandola e per questo la nipote chiede alle autorità politiche che a lui sia intitolata una via. Proposta che vede d’accordo il presidente della Provincia Marcello Meroi, così come l’assessore comunale Enrico Maria Contardo.
Se ne va una figura importante la cerimonia, densa d’emozioni, ne è lo specchio. Aperta da un grande applauso all’ingresso del feretro, mentre su uno schermo veniva proiettata l’immagine del cavaliere, dopo quella della lettera scritta al nonno da uno dei nipotini più piccoli, la cui voce echeggiava nella chiesa. “Mi facevi ridere tanto, ti ho voluto tanto bene, sarai sempre nel mio cuore”.
Accanto alla bara, stendardi Avis, di cui è stato tra i fondatori, gli uomini del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di cui Sensi faceva parte e a destra la famiglia. I figli Fausto, Alessandro e Marco, la moglie del figlio deceduto, Franca e il fratello Franco.
Padre Ubaldo Terrinoni, che conosceva molto bene Sensi, lo ha paragonato a un albero fruttuoso, che non reggendo più il peso degli anni, si abbatte a terra. Quindi il ricordo di quando tutte le mattine alle sette era in convento per la messa.
“Lo ricaricava, mi diceva. Un uomo che ha osato e si è misurato con ostacoli e pericoli – ha sottolineato Terrinoni -. La sua famiglia includeva Viterbo, che voleva sempre più bella. E ha fatto tante opere di carità, ma di nascosto. Mi chiamava spesso a studio e mi chiedeva di questa o quella associazione o confraternita. Poi non mi diceva più nulla, voleva che tutto rimanesse riservato. Di tutto questo bene, Dio gliene darà merito”.
Tra i banchi si vedono il presidente del consiglio Gabbianelli, gli assessori Arena e Contardo, il presidente del Sodalizio Facchini Massimo Mecarini, il direttore Industriali Delli Iaconi, Raffaele Ascenzi. Messaggi dal vescovo emerito di Civita Castellana e da Lorenzo Chiarinelli.
Mentre bigliettini in fondo alla chiesa invitavano i presenti a fare una donazione alla mensa Caritas. Un ultimo gesto di generosità.



