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Caro Peppe, insistete su aeroporto e sanità

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Giuseppe Parroncini

Giuseppe Parroncini

Riceviamo e pubblichiamo – Caro Peppe Parroncini,

questa volta la lettera aperta rimasta fra te, me ed alcuni operatori sanitari, scritta lo scorso anno, la manderò alla stampa, sperando di portare un contributo politico a un tema, quello della sanità, che sta implodendo sull’intero territorio provinciale, e quello dell’aeroporto, sul quale invece è calata una coltre di inquietante silenzio, se non una pietra tombale. Te la ripropongo pari pari nella stesura del 20 settembre 2010, aggiungerò solo alcune considerazioni finali alla luce dei fatti accaduti in questo anno. Il testo esatto era questo: ti avevo scritto questa lettera tempo addietro, prima delle elezioni regionali, per suggerirti alcuni approfondimenti sul tuo programma elettorale per la Tuscia.

Per opportunità politica avevo poi deciso che era meglio di no. Dopo ci sono state le elezioni che hanno completamente cambiato il quadro politico regionale e provinciale, non ti nascondo che avevo avuto sino all’ultimo la speranza che la Regione Lazio potesse essere riconfermata al centrosinistra. Ma così non è stato, nonostante la tua bella riconferma come primo eletto della provincia e una buona affermazione di Enrico Panunzi e di Angelo Cappelli, abbiamo perso e siamo all’opposizione.

Questo ci preoccupa e non poco, considerato che il lavoro che abbiamo svolto in cinque anni in Regione rischia di essere vanificato, basta pensare ai fatti di questi ultimi tempi: le scorie radioattive, il nucleare, i decreti sulla sanità che istituiscono le macroaree e ridisegnano l’intera rete ospedaliera della Regione, questi ultimi firmati dalla presidente, con leggerezza e superficialità, proprio lei che si è presentata alle elezioni come paladina della salute e dei cittadini. Ma la coerenza in molti dei nostri politici è scarsa, troppo e per Lei stride ancora di più perché è una donna.

Ma il ragionamento che volevo fare è un altro, riguarda il nostro ruolo: l’opposizione; in politica è molto importante, perché anche da questa dipende l’operato delle amministrazioni. Per questo dobbiamo farla bene, dobbiamo lavorare per la Tuscia e nella Tuscia, a stretto contatto con i cittadini e di concerto con le istituzioni locali, come tu ci hai dimostrato di saper fare bene in questi anni. Sono sicura che ciò che abbiamo seminato darà i suoi frutti, perché quel terreno lo abbiamo preparato bene e sapremo coltivarlo con capacità e premura.

Dopo questa premessa politica che mi sembrava doverosa ritorno nello specifico della lettera.

I problemi che volevo affrontare sono due: l’aeroporto e la sanità che se a prima vista possono sembrare due argomenti così diversi, sono per me due punti salienti dello sviluppo economico e sociale di questa Provincia.

Per quanto riguarda l’aeroporto è bene ricordarlo, è stato scelto con un decreto di grande responsabilità, dal ministro Bianchi del governo Prodi il 26 novembre 2007, come terzo scalo aeroportuale del Lazio: ebbene riguardo all’aeroporto dobbiamo avere più coraggio e lungimiranza. Dobbiamo lavorare e ragionare di più con le altre forze politiche, con gli enti locali, con il mondo del lavoro, con i sindacati, gli imprenditori, la camera di commercio, l’università, i giovani e con il movimento “con i piedi per terra” del quale ho sempre apprezzato l’approfondimento e la limpidezza con cui ha affrontato il problema.

In questo modo si diventa più realistici e si acquista forza con chi ci deve stare a sentire. L’aeroporto, quello attuale deve essere ampliato nella parte a sud, sud-ovest, adiacente alla strada che porta a Tuscania. Questo permetterebbe di redigere un piano di fattibilità concreto in relazione all’impatto ambientale e alla sicurezza: le piste di atterraggio e di decollo potrebbero essere allungate e ampliate di giusta misura e non sarebbero più pericolose: sarebbero scongiurati i problemi di Ciampino, perché sposterebbero le operazioni aeroportuali dalle abitazioni della zona; sarebbero salvaguardati maggiormente il Bulicame, come area antica e di pregio e le terme dei Papi, che già nel nome stesso contengono tutto il loro prestigio.

Sono convinta che un’opera di tale entità può portare sviluppo a Viterbo, solo se viene realizzata con i crismi necessari e soprattutto se accompagnata o meglio preceduta dalla realizzazione di opere infrastrutturali fondamentali, prima fra tutte la ferrovia veloce con Roma.

Quello che potrebbe sembrare nell’immediato un aggravio di spese e un ulteriore dilatarsi dei tempi, sarebbe un investimento per il futuro, perché permetterebbe di costruire un aeroporto che sarebbe un vero aeroporto e potrebbe allora si contribuire a spezzare l’isolamento di Viterbo, specie se abbinato ad una maggiore valorizzazione del nostro ambiente naturale, artistico e culturale, ricco di tante tradizioni, feste ed appuntamenti originali che affondano le loro radici nella nostra terra e nella storia, ricche come sono di tesori e di eventi.

L’aeroporto deve avere queste caratteristiche e deve essere realizzato subito, dobbiamo recuperare, troppo tempo è stato perduto, dobbiamo incalzare il governo, la Regione, la Provincia, il Comune di Viterbo, l’Enac.

Voglio farti solo un esempio a proposito dell’aeroporto, che possa far riflettere: considerato che Marco Mancini, magnifico rettore dell’Università della Tuscia, è riuscito a fare in breve tempo di questa giovane Università, un’eccellenza in Italia e se un giovane studente di Crotone volesse venire a studiare Agraria a Viterbo impiegherebbe minimo tre giorni per arrivarvi, qualsiasi mezzo o via di comunicazione adoperasse. Se ci fosse l’aeroporto a Viterbo impiegherebbe un’ora e credimi che queste cose nelle scelte dei giovani contano e molto.

Per quanto riguarda la sanità, ho sempre avuto la sensazione, durante il mio impegno politico e amministrativo e così oggi, che in questa provincia non si è fatto abbastanza per un funzionamento articolato della sanità pubblica, che per quanto denaro assorbe, dovrebbe produrre maggiore salute.

Il mio impegno in sanità non è stato dettato da interessi personali o per privilegiare la mia terra: il mio impegno è stato per scelta, perché ho sempre considerato e capito che il problema della sanità era quello più sentito dai cittadini, dal quale troppo spesso, molti amministratori sfuggivano, salvo poi rientrare per lottizzarla o per difendere solo il proprio campanile.

Ho sempre pensato agli ospedali di questa provincia come parti del corpo umano, dove la testa e la pancia sono costituite dall’ospedale provinciale e dagli ospedali di Montefiascone e Ronciglione, le braccia e le gambe dagli ospedali periferici: Acquapendente, Civita Castellana e Tarquinia. È ben comprensibile che queste parti del corpo sono interdipendenti tra loro e che nessuna di esse può essere né soppressa né disgiunta dalle altre, perché un corpo per funzionare e vivere appieno ha bisogno della sua interezza.

Così per tornare dalla metafora alla realtà: Viterbo deve diventare un vero ospedale provinciale, Montefiascone e Ronciglione ad esso afferenti più direttamente, sono per vocazione adatti ad accogliere branche specialistiche, come ne è stato un esempio l’Ematologia. Acquapendente, ospedale del tutto periferico, deve avere il suo distretto ed una maggiore autonomia: Tarquinia e Civita Castellana, ambedue con un bacino di utenza più densamente popolato, devono essere potenziati, così da poter svolgere ancora meglio le funzioni che già esplicano. Questi ospedali hanno nello specifico un numero di posti letto più basso di quello previsto per legge e su questo non possiamo transigere. Dobbiamo affermare con forza che non siamo disposti ancora una volta a pagare pegno nei confronti della Capitale; le macroaree devono coincidere con l’area metropolitana e le province devono rimanere a sé stanti, proprio per l’anomalia del Lazio.

Una sanità diffusa sul territorio, integrata tra gli ospedali, i servizi, la medicina, la pediatria di base e le farmacie, può diventare sicurezza di vita, evitare le migrazioni verso altri ospedali e fornire prestazioni appropriate, rapide e continuative, diventando così una grande occasione di salute per i cittadini e di sviluppo per la Tuscia.

Mi spiego meglio, una sanità pubblica funzionante è occasione di risparmio finanziario, di valorizzazione delle professionalità degli operatori, delle loro competenze e saperi e di erogazione di servizi sanitari qualificati ed efficienti. Quando hanno questi requisiti, anche le persone molto celebri e facoltose ne usufruiscono, basta pensare a Luciano Pavarotti che è stato curato e poi seguito a casa fino alla morte, dagli operatori del Policlinico di Modena.

La nostra ubicazione geografica vicino a Roma a confine con altre regioni, unita alla salubrità dell’aria e all’ambiente naturale ancora integro, può determinare o sicuramente favorire un’immigrazione di utenti dalla capitale, dalle regioni confinanti o da altre parti d’Italia, perché quando i servizi funzionano o meglio come è solito dire oggi sono un’eccellenza, la gente è disposta a spostarsi, anche di molto; così l’aeroporto potrebbe diventare utile anche a questo ed il nostro patrimonio culturale, un bel biglietto da visita da mostrare, per farlo conoscere e per invitare a tornare.

Dobbiamo solo rimboccarci le maniche, come dice il nostro segretario Bersani e lavorare. Lo dobbiamo fare per questa splendida terra di Tuscia, perché questo ci unisce, serve ai cittadini ed al paese. È questa la buona politica, di cui abbiamo bisogno e per la quale vale la pena mettere a disposizione la propria persona.

Con la stima e l’affetto di sempre, ti mando un forte abbraccio.

Anna Maria Meaccini
Acquapendente 20 settembre 2010


Per chi mi legge e non mi conosce: sono nata e vivo ad Acquapendente. Sono sposata e ho una figlia. Ho un’esperienza lavorativa trentennale nei laboratori analisi di Ronciglione, Viterbo e Acquapendente. Nel 2005 mi sono laureata in Tecniche diagnostiche di laboratorio all’Università di Tor Vergata. Ho fatto il sindaco dal 1993 al 1997. Sono iscritta al partito democratico Circolo G. Ricci di Acquapendente.

E’ sotto gli occhi di tutti, che le cose in questo anno sono molto peggiorate, per quanto riguarda la sanità, stiamo subendo in maniera del tutto supina la politica della giunta regionale o ancor più del subcommissario di governo che sta fagocitando i nostri posti letto e i servizi a tutto vantaggio della Capitale.

Dobbiamo avere il coraggio e la forza di impuntarci, mai è troppo tardi, perché si tratta di risolvere uno dei problemi più sentiti dai cittadini, perché il diritto alla salute viene ancor prima di quello al lavoro, perché senza salute non c’è lavoro e perché si tratta di mettere mano in questa Provincia a quell’organizzazione della sanità, alla quale facevo riferimento nella lettera, partendo dai bisogni dei cittadini, dalle zone svantaggiate, dalla riorganizzazione prima di tutto dell’ospedale provinciale, che essendo la testa di quel corpo umano di cui parlavo è quella che prima di tutto deve funzionare appieno, misurandoci con le grandi restrizioni finanziarie,ma facendo proprio di queste un’occasione di grande cambiamento per eliminare gli sprechi, i privilegi, i tanti orti incolti, i posti da dirigente, che incidono in maniera rilevante sulla spesa, senza produrre minimamente salute e servizi.

E’ chiaro Peppe che mi rivolgo a te per parlare al Partito Democratico, che purtroppo non ha una ricetta chiara, che non convince a sufficienza e soprattutto non si adopera per approntarla con urgenza, con impegno per risolvere i bisogni del paese:il risanamento dei conti pubblici, il lavoro, la sanità, la scuola, i giovani precari, l’ambiente. E’ sulla ricetta che dobbiamo lavorare tra i cittadini, per ascoltare i loro problemi “casa per casa, azienda per azienda, strada per strada” tanto per ricordare le ultime parole di Enrico Berlinguer, con la consapevolezza che costituiscono gli ingredienti.

La ricetta è complicata da realizzare, ma è la ricetta che sapremo fornire ed il modo di come sapremo realizzarla che segna il discrimine fra centro destra e centro sinistra,considerato che gli ingredienti sono gli stessi per entrambi. Non ci sono scorciatoie; è su questo che dobbiamo lavorare, con alacrità, con passione e lungimiranza sicuri di saper risolvere i problemi di questo paese. Su questo terreno sapremo di nuovo incrociare i cittadini ,sapremo costruire le alleanze, scrivere una nuova legge elettorale, trovare la leadership,scegliere i candidati, cambiare la politica. Che lavoro difficile, ma entusiasmante, perché significa per ognuno ed ognuna mettersi in gioco, non importa in quale ruolo, ma con la consapevolezza e la soddisfazione di portare un contributo personale alla risoluzione dei problemi propri e della collettività per ridare speranza,certezza al futuro. Per concludere questa lunga lettera e per iniziare questo nuovo cammino, chiedo al partito democratico che venga discusso al più presto a livello provinciale di sanità, di sviluppo economico, di infrastrutture, di priorità, di una ricetta insomma,perché siamo in ritardo.

Ad Acquapendente martedì 11 ottobre prossimo alle 18 in biblioteca comunale è stato convocato il consiglio comunale aperto per la costituzione del distretto e ospedale montano, il partito democratico deve garantire la presenza dei suoi rappresentanti istituzionali e politici per sostenere il sindaco Bambini, la Giunta,il Consiglio Comunale e l’intera collettività aquesiana in una delle rivendicazioni più sacrosante e civili dell’estrema zona nord del Lazio.

Anna Maria Meaccini
Acquapendente 7 ottobre 2011


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