– Sabato 22 ottobre alle 17, la chiesa abbaziale di San Martino al Cimino ospiterà la presentazione del volume “La Chiesa di San Martino al Cimino e il Museo dell’Abate”, a cura di Giorgio Capriotti e Maria Ida Catalano.
Grazie al finanziamento della Provincia di Viterbo (assessorato alla Cultura) vede la luce una nuova pubblicazione che approfondisce molte delle questioni aperte relative allo studio dell’importante monumento Sanmartinese.
Il confronto tra le ricerche confluite in seminari e tesi di laurea presso l’università degli Studi della Tuscia (Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali), e la documentazione emersa nelle campagne di catalogazione a cura della Soprintendenza Bsae del Lazio, è approdata a una raccolta di saggi inediti saldamente ancorati alla verifica filologica dei documenti materiali esaminati.
Le ricerche, hanno riguardato prioritariamente le carte conservate nell’archivio diocesano. Qui, per le sante visite si è effettuata una disamina lungo tre secoli; mentre, alla documentazione presente nell’archivio della Confraternita del SS. Sacramento e Rosario si è dedicata una sintetica, quanto sistematica ricognizione patrimoniale.
La ricerca è stata quindi integrata dal recupero di documenti rintracciati a Roma presso l’archivio centrale dello stato e l’archivio Doria Pamphili. L’analisi critica delle fonti e l’esame diretto condotto sulle opere hanno stimolato anche percorsi di natura prettamente attribuzionistica, dai quali sono emersi numerosi ritrovamenti. Si è anche condotta una sistematica lettura dei paramenti murari dell’antica chiesa cistercense, che consente ora di proporre all’attenzione degli studi nuove riflessioni sull’andamento delle fasi costruttive dell’edificio.
L’ammodernamento seicentesco è stato poi ripercorso entrando nel palinsesto delle stratificazioni, attraverso le demolizioni e i ripristini di fine Ottocento. Si è lavorato in questo caso sulla perdita e sulla diaspora degli arredi barocchi, che i ritrovamenti d’archivio e lo sguardo storico critico hanno puntualmente focalizzato.
Gli episodi decorativi riportati in luce – grate e cancellate in ferro e bronzo dorato, disegni e immagini fotografiche di stucchi ed altari – hanno offerto la possibilità di cogliere più chiaramente la ricchezza decorativa della chiesa nella sua fase Pamphiliana, avanzando nuove ipotesi sull’intervento borrominiano.
Lo sfarzo barocco sopravvive fino ai primi decenni del secolo scorso, come documentano anche gli arredi e i paramenti sacri conservati negli ambienti del contiguo museo abbaziale. L’insieme dei candelieri, delle paci, delle croci e dei calici in argento e bronzo dorato, lavorati a sbalzo e a cesello, dei reliquiari in legno intagliato, argentato e dorato, accanto alle pianete, alle stole e alle mitre con ricami in seta e filati metallici, i dipinti infine, superstiti di una raccolta episodica di tipo non collezionistico, qui pubblicati per la prima volta, sono stati proficuamente ricollegati alla lettura degli Inventari e delle Sacre Visite, ben oltre il respiro di una semplice guida museale.
La reinterpretazione iconografica del famoso stendardo processionale commissionato a Mattia Preti, oggetto di trasformazione in pala d’altare nel corso del settecento, completa l’originalità dei saggi raccolti, offrendo ulteriori materiali di lettura per la congiuntura pamphiliana,
Il volume a cura di Giorgio Capriotti e Maria Ida Catalano raccoglie saggi di Colombo Bastianelli, Daniele Cancilleri, Rosalba Cantone, Renzo Chiovelli, Angela Maria Curreli, Francesca Fiorentini, Benedetta Montevecchi, Luca Salvatelli, oltre che dei due curatori. Le presentazioni sono di Anna Imponente (Soprintendente BSAE del Lazio), Giuseppe Fraticelli (Assessore alla Cultura- Provincia di Viterbo) e del promotore della pubblicazione don Bonaventura Pulcini (Parroco della Chiesa Abbaziale di San Martino).