- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Gli ordinarono di uccidere il fratello

Condividi la notizia:

Martino Galasso

Martino Galasso

Pasquale Galasso

Pasquale Galasso da giovane

Pasquale Galasso

Un'altra immagine di Pasquale Galasso

Gli avevano ordinato di uccidere il fratello Pasquale, camorrista pentito. Ma lui, Martino Galasso, feroce killer dell’omonimo clan, non ci riuscì. Non poteva farlo. Piuttosto preferiva togliersi lui la vita. E così cercò di fare nel 1993, quando tentò di uccidersi in cella.

Fu questa la prima e decisiva “falla” aperta nella vita di Martino Galasso. Da boss di Poggiomarino divenne collaboratore di giustizia dopo il pentimento del fratello Pasquale. Una “conversione” in un primo momento difficile da capire per lui. Ma la sua vita ha poi finito per seguire la stessa parabola del fratello, che tanti politici e uomini d’onore aveva fatto arrestare.

La camorra non poté tollerare un tale affronto. Perciò pensò di sbarazzarsi di quell'”infame traditore” di Pasquale servendosi di suo fratello. L’ordine di ucciderlo arrivò mentre Martino era rinchiuso in carcere. Ma il giovane boss non obbedì e scelse la via del suicidio. I secondini lo salvarono per un soffio.

Il 28 settembre scorso nessuno è riuscito a salvarlo. Quel giorno, Martino Galasso è morto nel suo appartamento in via Pergolesi, a Viterbo, trovato impiccato da un amico. Il cadavere era appeso alla ringhiera della scala interna che porta al piano superiore dell’appartamento.

La notizia è trapelata solo cinque giorni dopo.

Galasso aveva collaborato con la magistratura soprattutto negli anni Novanta, svelando, come prima di lui suo fratello, i legami tra politica e criminalità campana.

La dinamica della morte resta un mistero. Se sia suicidio, come diciott’anni fa, oppure no, spetterà al pm Stefano D’Arma chiarirlo. Ma dai primi sopralluoghi degli inquirenti, sembrerebbe che gli elementi emersi portino lontano da questa pista.

Il cappio al collo di Galasso sarebbe stato realizzato troppo frettolosamente. E dubbi ancora più forti, restano sul sostegno cui l’ex camorrista era appeso: troppo debole per reggere il peso del suo corpo in caduta.

Gli agenti della squadra mobile viterbese di Fabio Zampaglione lavorano senza sosta nel più stretto riserbo. A giorni l’autopsia, disposta ieri dal pm D’Arma.


Condividi la notizia: