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Gradoli, pronti i ricorsi in appello

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Paolo Esposito

Paolo Esposito

Ala Ceoban

Ala Ceoban

Gli avvocati Enrico Valentini e Paolo Rosati

L'avvocato Pierfrancesco Bruno

L'avvocato Pierfrancesco Bruno

Saranno depositati lunedì mattina i due ricorsi in appello contro la sentenza di primo grado che ha condannato all’ergastolo Paolo Esposito e Ala Ceoban.

Dopo aver letto le 108 pagine di motivazioni, scritte a quattro mani dai giudici Maurizio Pacioni ed Eugenio Turco, gli avvocati dei due amanti di Gradoli sono pronti a una nuova battaglia. Stavolta, davanti alla Corte d’Assise d’appello, che dovranno convincere dell’innocenza di Esposito e della Ceoban, condannati per il duplice omicidio di Tatiana ed Elena, madre e figlia moldave di 36 e 13 anni, scomparse da Gradoli nel 2009.

Gli avvocati Enrico Valentini, Mario Rosati e Pierfrancesco Bruno cercheranno di gettare una luce su quei passaggi che le motivazioni della sentenza hanno lasciato al buio. Una serie di punti che, per i legali della difesa, sono rimasti oscuri, e sui quali c’è ancora molto da dire.

La cartellina gialla, innanzitutto. Quella foderina trovata sul letto di Elena al primo sopralluogo e negli scaffali di una libreria al secondo, e contenente i documenti delle due donne scomparse. Decisivi perché fecero scattare le manette ai polsi di Esposito e accantonare la tesi di una fuga volontaria di madre e figlia.

Ma anche l’autobus sul quale Tatiana avrebbe viaggiato il pomeriggio del 30 maggio 2009, giorno della scomparsa. Solo una testimone è certa di averla vista su quel bus. Ed era anche abbastanza sicura nel descrivere il suo abbigliamento: “camicia beige, pantaloni neri e sandali”, rispose, durante il processo, ai legali della difesa. Ma Tatiana, quel giorno, indossava tutt’altro: maglia bordeaux, pantaloni scuri e scarpe da ginnastica, come risulta dai filmati dell’Unieuro di Viterbo, in cui si era recata proprio il giorno della scomparsa.

E poi c’è il cellulare di Tatiana e la sua ultima chiamata alle 17,36 del 30 maggio. La cella agganciata è quella di Capodimonte, ma il bus preso da Tatiana non passava di lì. E le probabilità di agganciare quella cella, percorrendo il versante opposto del lago, erano piuttosto basse. Un dettaglio che potrebbe servire alle difese per rimettere in questione il percorso di Tatiana e prospettare scenari alternativi.



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