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Il cinipide si combatte con la natura

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Riceviamo e pubblichiamo – Dopo l’ennesimo convegno breve e frettoloso senza adeguati approfondimenti sui temi della castanicoltura si sente sempre più il bisogno di concludere una vicenda ventennale partita dal Balanino, passando per il Cinipide si è arenata sulla questione dei Nematodi perché a questo punto i congressisti si scoprono sovrastruttura mentre la struttura, i produttori, non ci sono, non ci stanno, sono assenti e della scienza e dell’esperienza non ne vogliono sapere.

Questo è quanto emerge da una prima riflessione sull’ultimo convegno di Canepina.

Si sanno ormai tante cose: il cinipide sarà sconfitto da Gnomoniopsis e Torymus, Balanino e Cidie dalla Cinciallegra e dai Nematodi ovvero dalla natura stessa e non dai fitofarmaci di cui, fortunatamente, la castanicoltura non ha assolutamente bisogno.

Tentiamo di spiegarci meglio.

Al convegno di Canepina gli studiosi Bruno Paparatti e Andrea Vannini hanno esaurientemente spiegato ciò che abbiamo appena affermato con un problema: la natura non va disturbata nel suo equilibrio e là dove, come nel nostro caso, è stato alterato va lasciata libera di agire nel processo di risanamento.

Per il cinipide non dobbiamo fare nulla perché Gnomoniopsis e Torymus stanno operando mentre per le infestazioni di Cidie e Balanino la natura non può operare perché mentre i mezzi meccanici (trincia erba) hanno distrutto sottobosco, terreno e Nematodi cacciatori e fitofarmaci hanno distrutto gli animali che contrastano la diffusione degli insetti infestanti.

Allora, poiché i sindaci non hanno gli strumenti normativi per contrastare caccia e fitofarmaci occorre istituire il parco naturale dei Monti Cimini.

Una soluzione che potrebbe risolvere anche la questione dei disastri territoriali: nell’ultima ondata di acqua e fango che ha investito Canepina dovuta all’aggressione del territorio da parte dell’edilizia non vi sono stati danni alle persone per puro caso.

Ma le vicende che hanno interessato Versilia, Lunigiana e Cinque Terre ci dicono che quanto successo potrebbe essere un preavviso e sarebbe estremamente colpevole non correre a ripari sia immediati sia strategici e il parco è la soluzione più idonea.

Parco non vuol dire limiti ma arricchimento: non credo che il nostro livello culturale sia fermo allo stato in cui questo pregiudizio è sinonimo di ignoranza e subalternità agli interessi di quei pochi che, nei tempi passati, si arricchivano sullo sfruttamento innaturale della montagna.

Le moderne economie o rispettano la natura o sono destinate a soccombere.

Su queste tematiche noi stiamo concordando con Regione Lazio, Regione Emilia Romagna, Consorzio fitosanitario provinciale di Reggio Emilia. Enti locali cultural e di amministrazione un corso invernale di approfondimento, ricerca e riflessione col quale puntiamo a discutere con i produttori ed i giovani le tematiche reali e le soluzioni da adottare con tanto tempo a disposizione in modo da evitare la troppa fretta dei tempi dei convegni sinora svolti.

Le dispense del corso e le discussioni in esso svolte dovranno generare un manuale della coltivazione del castagno che dovrà anche rappresentare un regolamento o un codice a cui attenersi da parte dai produttori non solo volontariamente ma anche mediante sanzioni per le trasgressioni.

Per passare dalle parole ai fatti.

Angelo Bini
Presidente Coop Cast


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