– “E chi l’ha detto che proprio Angelo Greco doveva accompagnare la Michta a Roma il giorno del delitto?”.
L’avvocato Roberto Fava rilancia. Dopo l’ultima udienza del processo per l’omicidio Rizzello, il legale di Mariola Henrycka Michta si lascia andare a qualche commento sulla testimonianza di Angelo Greco.
E’ lui che ha smontato l’alibi della 35enne polacca, già condannata a diciott’anni per il delitto Rizzello. In fase di indagini, Greco disse di aver accompagnato la Michta in un ospedale romano per una visita medica. Lo ha confermato venerdì, ma non ha detto ciò che, forse, qualcuno si aspettava. E cioè, che tale visita medica sarebbe avvenuta il 3 febbraio 2010. Il giorno in cui Marcella Rizzello, 30enne di Civita Castellana, fu uccisa a coltellate in casa, davanti alla sua bambina di 14 mesi.
“Greco ha detto di aver accompagnato la Michta a Roma due volte, sempre dopo l’omicidio, per delle visite mediche – afferma l’avvocato Fava -. Ma questo non esclude che la mia cliente possa essere andata in ospedale anche il giorno del delitto. E chi ha detto che, in quell’occasione, debba averla accompagnata per forza Greco? Ci sono documenti che attestano che il 3 febbraio 2010 la Michta era al Cto, per una radiografia alla mano. E che la mia assistita quel giorno fosse in ospedale, non ci piove. Lo dicono anche le intercettazioni telefoniche. Alle 10,33 il suo cellulare aggancia una cella nei pressi di Roma”.
Eppure quei documenti e quelle intercettazioni non furono neppure contemplati nel processo alla Michta con rito abbreviato. Anche per questo sulla donna pende, oggi, una condanna a diciott’anni per essere stata la complice di Giorgio De Vito nel delitto Rizzello. Ma l’avvocato Fava non poteva sapere. “A me, che sono il suo legale, ha sempre detto di essere entrata con De Vito in casa di Marcella e di aver assistito all’omicidio. La sua versione è stata inspiegabilmente accusatoria sin dall’inizio. Credevo alla sua parola e non ho fatto indagini difensive. Ora, però, il quadro è cambiato. Quei documenti ci dicono che la visita era fissata per le 11 del 3 febbraio. Alle 12,40 la Michta era in sala radiografie e un’ora dopo al pronto soccorso. Checché ne dica Greco”.
Contro la sentenza di condanna, l’avvocato ha già depositato il ricorso d’appello. Nei prossimi giorni, sarà pronta anche l’istanza di scarcerazione per la Michta. Valutarla spetterà al giudice Francesco Rigato, che ha condannato la Michta in primo grado, o alla Corte d’Appello di Roma.


