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Omicidio Rizzello, la Michta non c’era

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Mariola Michta

Mariola Henrycka Michta

L'imputato Giorgio De Vito

L'imputato Giorgio De Vito

L'avvocato Enrico Valentini

L'avvocato Enrico Valentini

– Omicidio Rizzello, la Michta non c’era.

Colpo di scena nel processo che vede Giorgio De Vito accusato di aver ucciso a coltellate Marcella Rizzello, la giovane di Civita Castellana assassinata in casa di fronte alla figlioletta.

Mariola Henricka Michta ha sempre sostenuto di trovarsi insieme a De Vito la mattina del 3 febbraio e di aver assistito alla violenta aggressione trasformatasi poi in omicidio.

La Michta, già giudicata con rito abbreviato, è stata condannata a 18 anni di reclusione, tre di libertà vigilata e interdizione dai pubblici uffici. Per De Vito, invece, il processo è ancora in corso e gli avvocati domani saranno in aula con questo nuovissimo elemento che cambia totalmente le carte in tavola.

Secondo alcune nuove documentazioni, acquisite dai legali di De Vito, la Michta il 3 febbraio 2010, giorno in cui fu consumato il delitto in casa Rizzello intorno alle 12, era nella lista dei pazienti prenotati per una visita di controllo nel reparto di Ortopedia – patologia della mano, all’ospedale Cto di Roma. Alle 12,40 avrebbe effettuato una radiografia alla mano e alle 13,40 sarebbe entrata al pronto soccorso senza però sottoporsi alla visita medica tanto da essere definitivamente certificata come “assente alla chiamata” alle 17,38.

“E’ un elemento del tutto nuovo – commenta Enrico Valentini, legale di Giorgio De Vito – che cambia drasticamente l’andamento del processo nel suo insieme. Apre nuovi spiragli e mette in una luce completamente diversa il principale accusatore del mio cliente, la Michta appunto, che aveva sempre sostenuto di aver assistito all’omicidio tanto da essere, per questo motivo, condannata a 18 anni di carcere”.

Ora, posto che secondo le ricostruzioni e le perizie l’omicidio sarebbe avvenuto intorno alle 12, c’è da capire se Mariola Henricka Michta sia riuscita ad andare a Roma dopo il fatto, oppure se si trovasse nella Capitale e quindi non fosse stata in compagnia di De Vito per tutto il giorno.

“Questi elementi – conclude l’avvocato Valentini – ci pongono nuovi dubbi. Dubbi di grossa entità. Se la Michta era a Roma, perché avrebbe accusato De Vito? Lei è sempre stata il testimone chiave dell’omicidio. Ma se quel giorno la donna a Civita Castellana non ci avesse proprio messo piede?”

Nell’udienza di domani mattina, prevista per le 9, non c’è dubbio che gran parte dell’attenzione sarà focalizzata su questo, nuovissimo, particolare.


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