![]() Mariola Henrycka Michta |
– Sarà un’udienza lunga e intensa quella di stamattina per il processo sull’omicidio di Marcella Rizzello.
Sul banco dei testimoni compariranno i familiari della 30enne di Civita Castellana uccisa a coltellate davanti alla figlia il 3 febbraio 2010: Francesco Vincenzi, compagno di Marcella, il primo a trovarla morta nella loro camera da letto, la madre e il padre della vittima, Lucia Prastaro e Pasquale Rizzello. Tutti costituitisi parte civile.
La deposizione più attesa, però, è quella di Mariola Henrycka Michta. La 34enne polacca, giudicata con rito abbreviato, è già stata condannata a diciott’anni per il delitto Rizzello nell’aprile scorso. Ma potrebbe avere ancora molto da dire. Soprattutto dopo gli ultimi sviluppi dei quali è protagonista e che mettono in discussione la sua presenza sulla scena del delitto, insieme all’attuale imputato Giorgio De Vito, all’epoca suo compagno.
A insinuare il dubbio, sono i documenti che la difesa di De Vito ha chiesto di inserire nel fascicolo del dibattimento. Vi si legge che il giorno del delitto la Michta era al Cto per una radiografia alla mano.
Un alibi perfetto. Ma perché la Michta non lo ha mai usato? Perché non ne ha mai fatto parola con il suo avvocato? E perché ha sempre ammesso di essere stata per tutto il tempo nella villetta con De Vito, mentre Marcella veniva uccisa? Domande cui tutte le parti in causa hanno fretta di rispondere.
Prima, però bisognerà capire quali sono le intenzioni della Michta: se è disposta a collaborare e a fornire una versione definitiva sulla mattina del 3 febbraio 2010 o, se, viceversa, si avvarrà della facoltà di non rispondere.

