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– “Ci è venuta addosso una massa di persone. Ci hanno chiesto cos’avevamo da guardare. Niente, abbiamo risposto. Ma subito dopo, si sono scagliati contro di noi, riempiendoci di botte. Poi hanno investito il mio amico”.
E’ il racconto di uno dei due trentenni aggrediti, nel novembre 2009, in viale Francesco Baracca. Dopo le botte, il suo amico fu investito da un’auto pochi metri più giù, all’imbocco di viale Trieste. A bordo c’erano gli stessi ragazzi che, poco prima, avevano picchiato i due.
Ieri mattina il processo, con i due amici costituitisi parte civile contro i tre imputati, accusati di tentato omicidio e omissione di soccorso.
“Non li conoscevamo. Non li avevamo mai visti”, hanno dichiarato i due trentenni, sentiti in aula dal collegio presieduto dal giudice Pacioni. “Eravamo andati a ballare e poi, intorno alle 5, a fare colazione in una pizzeria in viale Baracca. All’uscita, ci siamo accorti che era in corso una zuffa tra parecchie persone. Loro ci hanno chiesto perché guardavamo. Non abbiamo avuto neanche il tempo di rispondere. Ci sono letteralmente saltati addosso”.
Uno dei due trentenni ha dichiarato di aver avuto intorno almeno una decina di persone. Lo avrebbero circondato e preso a calci e pugni. Il suo amico, intanto, veniva spinto a forza dentro una macchina e pestato. Sono riusciti a divincolarsi e a scappare. Ma dopo pochi metri, una macchina ha travolto uno dei due.
“La prima cosa che ho pensato è stata: me l’hanno ammazzato – ha raccontato l’amico in aula -. L’ho raccolto dalla strada che piangeva come un bambino. Respirava a fatica, ma era vivo. Ho chiamato il 118 e i carabinieri. Di loro non c’era più traccia. Sono scappati immediatamente”.
Diversa la tesi delle difese. L’avvocato del conducente ritiene, al contrario, che il ragazzo si sia fermato e che l’investimento sia stato assolutamente accidentale. I difensori degli altri due contestano l’accusa stessa di tentato omicidio. Troppo pesante, a detta dei legali, per due semplici passeggeri.
La seduta è aggiornata al 21 febbraio.
