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Quando la foto diventa scultura dell’animo

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Riceviamo e pubblichiamo – Una mostra affascinante e singolare in cui la fotografia diventa un dipinto scultoreo dell’’animo umano in perenne ricerca della propria essenza e del proprio equilibrio. Di qui i due elementi naturali che, accostati, costituiscono apparentemente un ossimoro filosofico, ma anche emozionale: l’’acqua e il fuoco, simboli di purificazione e rinascita, diventano gli archetipi per eccellenza dell’’inconscio umano alla perenne ricerca del proprio “io puro”.

L’artista olandese, trovando l’elemento di unione tra acqua e fuoco, ben riconoscibile nel vapore acqueo, riesce a superare l’antitesi per arrivare alla realizzazione di opere artistiche in cui il vapore, suggerisce una visuale indistinta delle cose, quasi a rappresentare il velo, le illusioni della nostra mente a contatto con la realtà circostante immersa nel Tempo, categoria di esperienza/effetto: le tracce degli eventi che vengono scolpiti ed elaborati nel nostro inconscio portano Petra de Goede a realizzare immagini e forme in cui il tempo diventa una priorità per l’evoluzione del nostro esserci, oltre le apparenze della Forma stessa.

Evoluzione che viene ben trasmessa dai colori, toni e luci nordiche dell’opera ‘Wezen’ (una delle tante presenti in mostra), ovvero ‘quiddità’. L’opera consiste in tre pannelli fotografati nel periodo 2005-2010 ad Haamstede, una delle più belle spiagge olandesi. “Per cinque anni sono tornata nello stesso posto, un posto che conosco da quando ero bambina.

È uno dei varchi più lunghi per attraversare le dune, perciò non c’è quasi mai nessuno, qui il tempo sembra non esistere, l’acqua è immutata, i suoni sono gli stessi. Mi dà un grande senso di pace e fiducia. I pali fotografati sono pali con una posizione precisa; ci proteggono in quel punto, sono dei frangi onde. Sono forti, ma al tempo stesso mutabili, spariscono sotto la sabbia o cambiano nel tempo grazie all’influenza degli elementi” afferma l’artista. Il cerchio, simbolo della perfezione, la compiutezza (il desiderio) dei soggetti fotografati dall’artista, sono riconoscibili come forma definita. Eppure, portandosi oltre con lo sguardo, si cominciano a vedere frange irregolari che addolciscono il primo impatto e lasciano spazio all’approfondimento e alla fantasia dello spettatore divenendo quasi un mandala che riesce ad oltrepassare ogni significato ovvio e convenzionale.

L’inquadratura dello stesso soggetto circolare muta completamente, cambiando posizione; con la visione frontale ‘il pizzo’ del contorno stimola la nostra mente e in più aggiunge colore. Il vento, l’acqua, il sole, la sabbia hanno avuto campo libero per lasciare le loro tracce. Il legno, una volta vivo, si lascia plasmare diventando una scultura naturale.

Vincenza Fava

La mostra resterà aperta fino al 27 novembre, il venerdì e il sabato dalle 15,30 alle 18,30, la domenica dalle 11 alle 13 a Tuscania, presso i Magazzini della Lupa. L’inaugurazione si terrà sabato 5 novembre alle 17.


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