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Sistri, Cna Fita pronta alla battaglia legale

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–  Si può pagare per un servizio non attivo? In Italia succede anche questo. E parliamo di somme non proprio irrilevanti.

Il nuovo sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti, Sistri, entrato in vigore il 14 gennaio del 2010, avrebbe dovuto iniziare l’effettiva operatività il 13 luglio dello stesso anno, ma, di proroga in proroga, non è mai partito. Addirittura soppresso dalla manovra di ferragosto, è stato poi ripristinato da quella di settembre, che ne ha fatto slittare l’avvio (ma non per tutti) al 9 febbraio 2012. Intanto, però, le imprese hanno dovuto sborsare diverse centinaia di euro, sia per l’iscrizione al Sistri che per dotarsi di tutte le attrezzature necessarie alla gestione del sistema.

Cna Fita, l’Unione che riunisce le aziende di autotrasporto, non ci sta. “Vogliamo far valere i diritti lesi dei nostri associati. In una fase di drammatica crisi di liquidità, siamo stati costretti a pagare per un servizio mai entrato in funzione. Lo Stato deve rimborsarci i contributi versati”, dice la presidente provinciale della categoria, Fabiola Fabi, annunciando che l’associazione è pronta, ai livelli nazionale e territoriale, alla battaglia legale. “Attiveremo -precisa- una class action, avendone verificato la praticabilità con il nostro ufficio legale”.

Tramite Cna Sostenibile, ovvero la struttura che garantisce servizi specialisti e formazione in tema di ambiente e gestione dei rifiuti, Cna Fita sta raccogliendo la documentazione delle imprese interessate all’azione collettiva risarcitoria. Le adesioni sono già numerose.

“Stiamo richiedendo alle aziende le fatture delle spese effettuate. Almeno una parte delle somme versate va restituita: lo Stato deve riconoscere il danno arrecato e pagare. I costi sostenuti – spiega Claudio Fordini Sonni, di Cna Sostenibile – sono considerevoli. Per l’iscrizione al Sistri, si parte da un minimo di 250 euro nel caso di una ditta individuale con un solo mezzo.

L’importo è calcolato, ovviamente, in base alla dimensione dell’azienda e al numero degli autoveicoli; nella nostra provincia, diverse imprese hanno versato tra i mille e i duemila euro.

A questi contributi, sono da aggiungere le spese per la scheda Sim e il relativo traffico telefonico, per l’installazione della black box sul mezzo, oltre che, spesso, per esempio, per l’acquisto del computer e della stampante e per il collegamento a Internet. Dai documenti in nostro possesso, si rileva che queste spese spaziano da 800 a diverse migliaia di euro. Parliamo, insomma, di somme non trascurabili uscite dalle tasche di imprenditori la cui situazione di grandissima difficoltà è stata ulteriormente aggravata dalla crisi”.

Cna Sostenibile è a disposizione delle imprese presso la sede di via Monte San Valentino 2, a Viterbo (telefono 0761.176831).

Via, dunque, alla class action, senza ripensamenti, “salvo che – dicono alla Fita – il governo rimborsi il maltolto anche, eventualmente, attraverso il credito d’imposta o decida di escludere chi ha versato dal pagamento del contributo dell’anno in corso e per quello del 2012”.


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