– Dai Cimini al Tirreno, dal lago di Bolsena alla Maremma. Di borgo in borgo, di paesaggio in paesaggio. Con Dicono i tuoi pettini di luce, Carlucci traccia cartografia e confini di una Tuscia dell’anima.
Paolo Carlucci, romano all’anagrafe, è viterbese di radici e di adozione. Per cui, il suo incontro con i paesaggi dell’Alto Lazio rappresenta una vera e propria agnizione letteraria, un ritorno a casa. Giovedì, dunque, egli discuterà con Ricci dei rapporti tra poesia e biografia.
Ma anche del fatto che un paesaggio non è più lo stesso quando un poeta lo trasfigura nei suoi versi. Si discuterà insomma di paesi, boschi, monumenti della Tuscia splendidamente immersi in certe epifanie di luce, di paesaggi come “ruderi di luce” che il poeta sa cogliere nella loro fragile bellezza. Spesso però la poesia registra anche certe invadenze del presente, fino a farsi provocazione ironica, riflessione civile, speranza progetto azione.
In altre parole: futuro. In tale direzione, da Civita di Bagnoregio a Tarquinia, da Viterbo alla Faggeta, la mappa abbozzata da Carlucci convoca un arcipelago di tesori a rischio da troppo tempo abbandonati a se stessi, orfani di qualsivoglia politica per una responsabile patrimonializzazione e un turismo sostenibile da intendere come volani per la rinascita economica, culturale e civile dell’Alto Lazio.
Giovedì 6 ottobre, alle 18.00
Biancovolta – spazio Arci
via delle Piagge 23, Viterbo
Tuscia terra di poesia. Ricordi, immagini, paesaggi
Presentazione del libro di versi di Paolo Carlucci “Dicono i tuoi pettini di luce. Canti di Tuscia”
(EdiLet, Roma 2010)
Antonello Ricci dialoga con l’autore
Intermezzi di lettura a cura di Olindo Cicchetti della Banda del Racconto