![]() Giuseppe Fioroni |
– E Fioroni ritorna moroteo…
Lo era stato in gioventù, quando la sua lunga carriera era appena agli albori.
Ma ora l’ex ministro viterbese pare abbia deciso di tornare a seguire i dettami di Aldo Moro.
E’ quanto emerge dal suo recente editoriale pubblicato sulla rivista “Il domani d’Italia”.
“Non siamo trascinati a forza nell’esperienza del governo di responsabilità nazionale – scrive Fioroni -. Ci abbiamo creduto e ne abbiamo sempre sostenuto la formazione, anche quando sembrava impossibile o indesiderabile. Oggi dobbiamo pensare a salvare il Paese. E’ tempo di una nuova tessitura democratica, secondo l’insegnamento di Aldo Moro. Non si può prescindere dall’alleanza tra Pd e Terzo Polo.
Stiamo voltando pagina. Non lo facciamo alla rinfusa, presi alla sprovvista dagli eventi, giacché da molto condividiamo l’auspicio di un governo del Presidente in grado di affrontare l’emergenza con tutta l’energia e la lucidità necessarie. Il Paese ha fiducia di Napolitano e riconosce al Quirinale il potere di orientare, ora più che mai, le scelte del Parlamento. Egli rappresenta, come abbiamo potuto constatare a più riprese, l’autorità di ultima istanza nella guida morale e politica del Paese.”.
E per salvare il Paese secondo Fioroni bisogna uscire dall’illusione liberista berlusconiana.
“La fine del sogno liberista ha messo Berlusconi con le spalle al muro – continua Fioroni -. Svanita la magia planetaria dell’economia del debito, si è rotto anche l’incantesimo di una leadership ornata di carisma e facili promesse. Oggi di “ricostruzione” parlano i Democratici, evocando in modo subliminale la straordinaria avventura italiana degli anni Cinquanta. In realtà la crisi chiude una fase e ne apre necessariamente un’altra, spingendo la pubblica opinione a tirare le somme di un progetto andato a male”.
L’ex ministro si sofferma poi sulle possibili alleanze alle quali il centrosinistra potrebbe aprirsi per affrontare le elezioni, ritenendole uno snodo centrale, a differenza di quanto affermato da Matteo Renzi.
“L’ultima scossa – scrive sulle pagine del Domani d’Italia – è venuta dall’incontro fiorentino di Matteo Renzi. A caldo mi è sembrato di poter dire che l’iniziativa avesse aspetti positivi, ma passandola al vaglio con più calma ho dovuto notare la mancanza di precise indicazioni sul tema delle alleanze. Non una parola, a questo proposito, ha fatto cenno al rapporto con le forze moderate”.
Per poi concludere: “Gli elettori disposti ad abbandonare Berlusconi non sono degli automi, né dei poveri sprovveduti. E’ vero, chiedono programmi e volti nuovi. Ciò nondimeno, proprio perché vogliono cambiare in piena consapevolezza, sono interessati a conoscere l’architettura del possibile progetto futuro. Se conta il merito, conta anche il contesto. Una coalizione inaffidabile, sfrangiata nelle sue interne diversificazioni, toglie credibilità a qualsiasi programma politico”.
Coalizioni, quindi, purché solide e ben ragionate, e basate soprattutto sul dialogo e sul realismo. Tesi che si riallaccia ad Aldo Moro.
“Chi ha insegnato a credere nella pedagogia del dialogo è stato principalmente Aldo Moro – afferma Fioroni -. Il suo era metodo e sostanza di un autentico procedimento democratico, bisognoso sempre di un afflato di generosità e di realismo. Non ne possiamo fare a meno. Di sicuro il nuovo orizzonte politico deve inglobare questa ripresa di fiducia nella virtù dialogo, immaginando che dai più lontani ai più vicini, in un gioco a cerchi concentrici, fluisca la linfa del rispetto e della tolleranza. Anche questa è ricostruzione”.
Infine ancora una sottolineatura dell’importanza del rapporto col terzo polo: “L’adesione al governo d’emergenza richiede questa visione a tutto tondo. Alla responsabilità per le scelte più urgenti e impegnative deve far seguito, passo dopo passo, la forza di un grande disegno di ricomposizione. Ciò avverrà se intanto, in Parlamento, prenderà consistenza un’area capace di assicurare solidità e coerenza al nuovo processo politico.
Non si può prescindere dal carattere prioritario e strategico dell’alleanza tra Pd e Terzo Polo. Senza questo centro di gravità – definiamolo così per convenienza – è vano prevedere una ripresa della vita democratica. Sta qui invece, nella convergenza al centro di riformisti e moderati, la possibilità di rinverdire il patto costituzionale tra tutte le forze ideali e politiche che vi si riconoscono e che in questo passaggio tormentato, con il peso di riforme improrogabili, intendono mettersi al servizio della nazione”.
