![]() Il Bullicame dopo i lavori |
![]() L'inaugurazione del Bullicame |
![]() Cordelli, Marini, Scoppola e Sabatini |
![]() La professoressa Scoppola con l'assessore Sabatini |
![]() Il consigliere Fusco e il dottor Martella della Asl |
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– Il Bullicame torna al suo antico splendore (gallery).
Le pozze e i ruscelli di acqua sulfurea sono stati risistemanti. La collina ha riacquistato il suo colore bianco calcareo. La flora autoctona è stata riposizionata in maniera intelligente e ora è pronta ad accogliere la fauna tipica del posto.
Un lavoro complesso e curato nei minimi dettagli durato oltre un anno che ha visto la partecipazione dell’amministrazione comunale, della fondazione Carivit, dell’Università della Tuscia e del centro diurno Dsm della Asl di Viterbo.
“Un ottimo risultato – esordisce il sindaco Marini – che ci offre una riqualificazione totale del Bullicame che per troppi anni è stato sottovalutato e bistrattato. Ora, dopo questo restyling completo la zona sarà videosorvegliata e recintata in modo da evitare spiacevoli sorprese a quello che è un vero e proprio gioiello di Viterbo”.
I lavori sono stati resi possibili dal finanziamento della fondazione Carivit. “E’ tornato il Bullicame di una volta – commenta il presidente Cordelli -. Quello che mi torna in mente se penso alla mia gioventù. Finalmente possiamo godere di un posto unico al mondo che era purtroppo caduto in rovina”.
Ma il successo della riqualificazione del Bullicame non sta soltanto nel risultato. E’ importante anche ricordare chi ci ha lavorato e chi l’ha reso possibile. “Un nutrito gruppo di volontari – spiega l’assessore ai Servizi sociali Daniele Sabatini – si sono impegnati nel recupero. Ragazzi con difficoltà, disabili fisici e psichici, seguiti dal Dsm della Asl grazie alla grande professionalità della dottoressa Emanuela Appolloni, che ci hanno creduto molto e con il loro impegno sono riusciti in un risultato che sembrava impossibile. Oltre alla bellezza di questo posto, quindi, la vittoria e il successo sta nell’aver potuto cogliere l’occasione per educare questi giovani ed offrirgli una possibilità per imparare molte cose e rendersi utili alla città intera”.
Soddisfatto anche il consigliere delegato al termalismo Umberto Fusco che ha colto l’occasione per ricordare come questo aspetto turistico e sociale sia molto seguito dall’amministrazione. “Il recupero del Bullicame – dice Fusco – è già un grande passo avanti. Ma contiamo di fare molto di più. Penso ad esempio al recupero delle ex Terme Inps che daranno un impulso in più al turismo della Tuscia”.
A scendere nel dettaglio dell’operazione di recupero è la professoressa Anna Scoppola, direttore dell’Orto Botanico della facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia.
“I lavori al Bullicame – dichiara Scoppola – sono stati portati avanti in collaborazione con l’Orto Botanico, proprio nell’anno in cui si festeggiava il ventennale dalla fondazione dell’orto. E l’unione delle forze ha dato vita a un risultato spettacolare. Gli studenti della facoltà sono stati seguiti dai docenti, sotto la mia direzione, in un lavoro specifico che ha permesso loro di studiare e di mettere in pratica sul campo gli insegnamenti. La flora piantata è quella specifica del posto così come il brecciolino e il tufo che ha permesso una ricostruzione fedelissima del Bullicame, così com’era una volta. Le pozze, infine, sono state risistemante e rimpicciolite per sopperire alla carenza di acqua che nei bacini troppo grandi rischiava di disperdersi troppo”.
Occhio anche alla fauna. Proprio in questi giorni infatti è atteso l’arrivo di alcuni esemplari di rospo smeraldino che si ambienta perfettamente nelle pozze. “E’ un animale che arriva in autunno – continua la Scoppola – e che poi si riproduce in queste acque. La vegetazione che abbiamo impiantato permetterà che tutto ciò avvenga nel modo più naturale possibile anche, appunto, per questa specie di rospo”.
Il costo totale dell’operazione di recupero si aggira intorno ai 100mila euro e per essere del tutto completata si dovrà aspettare la prossima primavera quando sarà possibile piantare le ultime specie di flora che in inverno non possono essere accolte dal terreno.





