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“Le voci della crisi”, Cna in piazza

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Luigia Melaragni

Luigia Melaragni

– Carenza di liquidità e difficoltà di accesso al credito.

Sono i due principali ostacoli da superare, secondo la Cna di Viterbo, per favorire la crescita delle piccole e medie imprese. E lunedì l’associazione scenderà in piazza per partecipare alla manifestazione nazionale “Le voci della crisi” e fare le sue proposte per rilanciare le imprese artigiane.

La Cna di Viterbo, Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, parteciperà con oltre 300 imprenditori della Tuscia.

Luigia Melaragni, presidente della Cna provinciale, spiega perché è importante che le imprese partecipino.

Cna lunedì in piazza contro la crisi. Come nasce la manifestazione?

“La manifestazione nasce dall’esigenza di dare voce agli imprenditori, perché spesso sentiamo parlare della crisi attraverso le parole di esperti economisti, di famosi politici. Invece noi lunedì vogliamo dare spazio ai piccoli imprenditori, che racconteranno le loro esperienze. Esperienze che sono rappresentative di una significativa fetta della realtà economica italiana.

Saliranno sul palco di Roma otto imprenditori da tutto il Lazio che racconteranno, moderati da una giornalista, le loro esperienze di crisi. Abbiamo invitato anche i rappresentanti delle istituzioni e della politica, questa volta per ascoltare, anziché parlare”.

Cosa chiede la Cna al nuovo governo Monti per rilanciare la crescita? Quali sono secondo gli artigiani le misure prioritarie da intraprendere immediatamente?

“Noi abbiamo presentato due manifesti. Il primo è basato su una prospettiva nazionale e chiede la riduzione della spesa pubblica, una riforma delle pensioni, la riforma fiscale, cessioni del patrimonio pubblico, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture ed energia.

Il secondo è il manifesto per il Lazio e è mirato a chiedere alla Regione Lazio un tavolo urgente sulla crisi. I punti sono, anche qui, delle politiche finalizzate alla riduzione della spesa pubblica, attraverso il taglio dei costi della politica e la razionalizzazione dei sistemi societari. Il tutto deve puntare ad aumentare la liquidità delle imprese, problema che è anche legato ai ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni.

Ci sono settori, come quello dell’edilizia, che è a terra, anche a causa di questi ritardi. A questo si aggiunge il fatto che le banche in questo momento hanno ridotto le possibilità di accesso al credito. Noi oggi sappiamo che la Regione Lazio ha bloccato i pagamenti, e non sappiamo quando saranno sbloccati. Chiediamo almeno i tempi, in modo che le imprese siano nelle condizioni di pianificare le loro attività”.

Quanto si sente la crisi nella Tuscia?

Ci sono delle aree particolarmente critiche, come quella di Civita Castellana. Non a caso sul palco salirà un imprenditore di Civita. E’ un distretto, quello industriale civitonico, che registra circa 3mila cassaintegrati. Lì c’è una crisi che è sopraggiunta in un territorio che era già in crisi.

Noi abbiamo girato in queste settimane in tutte le zone artigianali della provincia. Da Civita Castellana fino alla parte opposta a Acquapendente, fino poi alla Maremma. Tutti sentono la crisi e i problemi che comporta, perché sono diminuiti i consumi, e tutti i settori hanno registrato delle riduzioni di fatturato. Il tutto è aggravato dalla carenza di liquidità.

Le nostre imprese, fino all’anno scorso, hanno cercato di mantenere intatta la situazione del personale. Invece quest’anno si trovano costrette a ricorre alla cassa integrazione, o addirittura, in alcuni casi, anche al licenziamento”.

Come reagiscono le imprese artigiane della provincia di Viterbo?

“Nonostante tutto, le imprese resistono. Possono dare tanto. Noi siamo ottimisti e se le istituzioni fanno la loro parte, la situazione non è irrecuperabile e ci sono degli spazi d’azione. Durante la manifestazione, infatti, non solo parleremo dei problemi, ma presenteremo anche le nostre proposte”.

Qualche dato sulle condizioni delle imprese artigiane della Tuscia?

“Nel primo trimestre del 2011 risultano 493 cancellazioni nel registro delle imprese artigiane. Ciò significa che 493 imprese hanno chiuso l’attività. La tendenza è simile a quella dell’anno passato, ma ora staremo a vedere i dati relativi agli ultimi trimestri, che sono quelli più preoccupanti”.

Emma Sanna


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